Il pavese Manzo racconta i giovani tra le rovine
PAVIA.«I giovani, la modernità, e le risposte della tradizione»: nel sottotitolo è contenuto l'intero significato del libro presentato martedi nell'aula Volta dell'università, dal titolo «Giovani tra le rovine» di Alessandro Manzo. L'autore, oltre che essere solerte promotore di numerose iniziative nel campo dell'associazionismo universitario e della editoria studentesca, è fine conoscitore e sostenitore del pensiero tradizionale e con questo pamphlet mostra di essere assolutamente in linea con il pensiero del filosofo novecentesco Julius Evola il quale ammoniva sul fatto che «chi esce dal fiume della Tradizione si perde nel mare della decadenza...».
Una tradizione vista aldilà di componenti squisitamente politico-sociali, ma prevalentemente per la sua natura e funzione culturale. Nella prefazione al volume il professor Claudio Bonvecchio scrive che «c'è il bisogno di conoscere e comprendere per poter cambiare se stessi e, con se stessi, il mondo. Ed a questa opera - ciclopica - si accosta, con la serena umiltà del monaco-guerriero, Alessandro Manzo con questa sua semplice, ma acuta riflessione».
E proprio nella parte riguardante «La Tradizioni» Alessandro Manzo esordisce con una frase scritta da Marcello De Angelis che recita: «Il futuro è solo il ricordo di uno stupendo passato».
Insomma un volume che parla - e parte - dalla tradizione, argomenta sul tema dell'identità, della ribellione e della forza della comunità, avendo prò come pensiero costante che «per capire la giovinezza bisogna guardarla a fondo e non lasciarsi influenzare dalle apparenze».