«Nonostante tutto, l'Italia ce la farà»
PAVIA. «Vedrete, la politica alla fine vincerà. Nonostante tutto, sono ottimista». Il politologo Edmondo Berselli, editorialista di 'Repubblica" e dell''Espresso", ha voluto stupire i pavesi intervenendo all'appuntamento nº 17 di 'Socrate al Caffè", domenica alla libreria La Civetta. Bellissima la conversazione, che il filosofo Salvatore Veca ha orientato da par suo verso una riflessione collettiva sul momento dei Poli.
Oltre cento le persone intervenute alla discussione 'socratica", un vero record.
Dopo l'introduzione di Berselli (si veda al riguardo il suo articolo), che ha illustrato i temi affrontati nel libro 'Post Italiani", Veca ha posto sul tavolo le questioni: «Berselli ci stimola a riflettere su un punto: quando è esplosa la crisi della Prima Repubblica? A me pare negli anni settanta. La classe dirigente all'epoca ha perso l'occasione di riformarsi».
Il dibattito è sgorgato copioso. Antonio Sacchiha confessato la sensazione di smarrimento: «Del libro in particolare condivido le parti di carattere sociologico e antropologico e trovo molto veritiera la definizione della televisione come 'spettacolarizzazione del nulla" o come 'ignoranza esibita". Non c'è più sostanza, infatti, in ciò che ci viene proposto. Dura e brillante la pagina sul giornalismo che varia dall'estetismo di Baricco alle lotte giornalistiche di Giuliano Ferrara. Una fotografia della vita culturale italiana. Nella quale ci sentiamo tutti un po' esclusi a causa della tv che solo apparentemente accomuna, e siamo circondati dall'amoralità».
Un intervento che fa sorridere e complimentare Berselli, che lo giudica uno «splendido centrifugato di sue altissime citazioni». E aggiunge. «Quello sulla cultura è certo il capitolo più provocatorio e viene da un'esperienza diretta. Da anni infatti lavoro alla casa editrice Il Mulino. Come protagonista di certi episodi ti fai un'idea su molte cose. Ma vi prego di ricordare che è un libro senza pretese se non quella di essere macabramente divertente».
Di seguito pone il suo quesito Walter Minella: «Tante le partecipazioni sociali alle quali assisto anche da parte dei miei alunni, ma non posso fare a meno di chiedermi come mai queste non si traducano anche in partecipazioni politiche?».
«Certo il rischio che la politica diventi solo un grande consiglio d'amministrazione esiste - risponde Berselli -. Ma credo che la capacità di ascoltare le azioni collettive non dipenda dalla sensibilità del ceto politico. E' un modo di fare politica alla vecchia maniera, forse la più sana».
Un dibattito che provoca curiosità intellettuale. Franz Brunettiintervenendo ammette di non aver ancora letto il libro ma si sente in dovere verso sè stesso di rimediare e chiede: «Oggi nella politica italiana qualcuno è ancora in grado di educare? Questo ruolo nel passato era anche della politica». Un enigma di fronte al quale Berselli osserva: «Il mio libro non offre risposte, ma fotografa oggettivamente la situazione». Rino Zuccaaccenna ad un quadro conclusivo: «Da tutto ciò mi viene alla mente un frequente e calzante modo di dire 'Si stava meglio quando si stava peggio" E' dal 64 che siamo nella congiuntura e non ne siamo mai usciti». A Edmondo Berselli non resta che annuire. (s. c.; fede. ci)