Referendum, si della Cassazione a Di Pietro
ROMA. Il quesito referendario che è stato presentato dal leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, per l'abrogazione della legge che blocca i processi per le cinque più alte cariche dello Stato (vale a dire il cosiddetto «Lodo Schifani») ha superato il controllo delle firme in Cassazione. Lo si è appreso in via ufficiosa in ambienti della Suprema Corte.
In pratica ci sono tutte, e hanno le carte in regola, le 500mila firme dei cittadini elettori necessarie per chiedere la consultazione referendaria sulla neonata normativa che congela l'azione penale nei confronti del presidente della Repubblica, dei presidenti di Camera e Senato, del presidente del Consiglio e del presidente della Corte Costituzionale. Il quorum è stato abbondantemente superato (Di Pietro aveva raccolto circa un milione di autografi in giro per l'Italia), tanto è vero che, raggiunta e superata con ampio margine la soglia di sicurezza, non sono stati esaminati completamente i 120 faldoni contenenti le firme depositate al Palazzaccio. Domani si riunirà l'Ufficio centrale per il referendum, composto da 33 magistrati di legittimità e presieduto da Pasquale Trojano.
Poi, dopo l'ufficiale via libera alle firme - l'ufficio centrale ha anche tecnicamente riformulato il quesito, in accordo con il comitato promotore che ha accolto i ritocchi formali - toccherà alla Corte Costituzionale pronunciarsi sulla costituzionalità della proposta.