Gli autobus stracolmi mattino e pomeriggio
Puntualissimi come l'autunno si sono presentati i disagi per gli utenti della linea 3 qui a Pavia. Alla mattina, tra le 8.00 e le 8.30, presso la fermata della stazione si formano gruppi di 20 o 30 persone che aspettano invano l'autobus in direzione Tevere. L'autobus arriva, in ritardo e già pieno di persone, carica metà di coloro che stanno aspettando e riparte stracolmo. Ai restanti non resta che aspettare pazientemente il prossimo autobus, sperando in un viaggio più decoroso.
Non si capisce la funzione dell'autobus n. 3 che sosta in piazza della Stazione e non parte nonostante le numerose persone che aspettano.
Tra le 16.10 e le 17.30 la situazione, se possibile, peggiora ulteriormente. Alla fermata davanti al Policlinico, gli autobus n. 3 in direzione Montebolone arrivano stracarichi di gente. I pochi che riescono a salire sono costretti a fare un viaggio pigiati come sardine e la cosa non è piacevole. A volte capita addirittura che l'autobus non si fermi neppure.
Visto che l'intasamento è dovuto agli studenti che frequentano gli Istituti, ci si chiede perchè la Line non metta a disposizione delle corse speciali per questa categoria dato che è stata stipulata un'apposita convenzione.
Le altre persone che utilizzano l'autobus dopo l'orario di lavoro hanno numerosi altri impegni e degli altri orari da rispettare. Alcuni hanno un treno da prendere, altri hanno i figli che li stando aspettando a scuola. Pertanto con la presente gli utenti della linea 3 chiedono che venga aumentato il numero delle corse della linea 3 tra le 8.00 e le 8.30 e tra le 16.10 e le 17.30.
Seguono 41 firmePavia
Musica e schiamazzi?
Capisco quelle proteste
Ho abitato per diversi anni a Pavia vicino alla discoteca che si trovava in via Rezia e quindi nessuno meglio di me può capire quei cittadini che hanno la sfortuna di vivere in prossimità di un locale frequentato da giovani nelle ore notturne.
In un articolo apparso domenica scorsa, il gestore del locale «Invidia» dichiara di non saper più cosa fare per venire incontro ai vicini che si lamentano. Proprio nulla! Sono le autorità competenti che devono autorizzare l'apertura dei locali dove poter divertirsi in zone adeguate per poter contemporaneamente garantire ai cittadini residenti il riposo nelle ore notturne, l'accesso alle loro abitazioni senza difficoltà e non esser costretti a pulire strade e marciapiedi.
Solo chi si è trovato in una simile situzione può capire che l'esasperazione può portare a dire qualche parola di troppo. Quante volte abbiamo chiamato le forze dell'ordine per gli schiamazzi e... non mi vergogno confessare che più di una volta sono stata tentata a gettare qualche gavettone d'acqua.
Lettera firmataPavia
Elezioni, le preferenze
nei piccoli Comuni
In occasione delle ormai prossime elezioni amministrative, mi chiedo come sia possibile formulare liste con il numero minimo di candidati. Nei piccoli Comuni ove il numero è di 9, non comprendo cosa serva dare la preferenza visto che automaticamente verrebbero tutti eletti.
Se invece si estende il numero dei candidati a 13, ecco che l'elettore può scegliere democraticamente, tra chi preferisce e chi invece scarterebbe. Inoltre in questo modo troverebbero spazio più candidati alla carica di consigliere.
Questa è vera democrazia, spero che presto sia un piano attuabile e che non si possa più confezionare la lista con il minimo possibile.
Sergio BarbieriMontebello della Battaglia
Iraq, il ruolo dell'Italia
è davvero a rischio
La guerra contro l'Iraq, condotta dagli «integralisti dell'Estremo Occidente» e appoggiata da alcuni Stati europei da tempo privati dell'autonomia e della sovranità nazionali, era stata mistificatoriamente «giustificata», mesi fa, dalla necessità di rovesciare un regime tirannico e sanguinario, dall'esigenza di colpire una delle centrali del terrorismo internazionale, destabilizzatore e nemico della pace e dal dovere morale di neutralizzare le micidiali armi di distruzione di massa, pronte ad essere usate contro le pacifiche democrazie occidentali portatrici di progresso, libertà e mercato.
In realtà la guerra all'Iraq si è presentata fin dall'inizio come una vera aggressione militare nei confronti di un Paese sovrano a copertura di interessi economici e geopolitici volti a umiliare popoli e stati di cultura e di tradizioni islamiche, a controllare aree di approvvigionamento di materie prime di valore strategico, a colpire la presenza e gli interessi dell'Europa e ad ammonire la Russia per un suo possibile ruolo più incisivo e mirato nell'area del Medio Oriente.
Si è cosi arrivati all'assurdo della «guerra della pace», una vera e propria contraddizione semantica e concettuale che è stata imposta all'opinione pubblica italiana con la violenza e la menzogna dell'apparato massmediatico a negazione dell'evidenza dei fatti e a offesa della lucidità di giudizio di fronte ai fatti medesimi.
Nella logica del mondialismo globalizzatore, si è cosi proceduto alla seconda devastazione dell'area mesopotamica con tutto l'inevitabile corollario di distruzione e di morte, in termini materiali e di disperazione e di annullamento di prospettive future, in termini sociali e politici.
L'Italia, intervenuta dopo la presa americana di Baghdad, sia pure con il mandato di provvedere a una parziale ricostruzione delle infrastrutture civili in un'area limitata del territorio iracheno, ha ora pagato un prezzo altissimo e ingiusto di vite umane, dopo averne già pagato un altro, altrettanto pesante, forse irrimediabilmente pesante, in termini di prestigio e di credibilità presso l'opinione pubblica e la dirigenza politica di tutti i Paesi del mondo arabo e islamico-moderato, aperto a rapporti di amicizia e collaborazione con il nostro popolo.
Ancora una volta non soltanto questa guerra rivela la sua assurdità, ma nel nostro caso una occupazione per conto terzi, sia pure finalizzata a scopi umanitari e di ricostruzione, rischia di compromettere definitivamente e, purtroppo, tragicamente il ruolo propositivo del nostro Paese davanti al consesso internazionale.
Circolo culturale «Salvatore Frisina»Voghera
Pullman sempre affollati
e nessuno interviene
In riferimento all'articolo pubblicato il 27 corrente relativo al problema dei pullman sovraffollati, faccio presente che ogni anno, dall'inizio dell'anno scolastico fino al termine, tutte le linee relative ai collegamenti con i paesi limitrofi, per non parlare anche dei mezzi di trasporto urbani, sono super affollati. Quindi è evidente che la questione non riguarda solo Mede e Sartirana.
Sono una mamma residente in Borgarello che prende regolarmente il pullman insieme ai propri figli (14 anni e 11), l'orario è alle 7,15 oppure alle 7,40 e posso assicurare che le condizioni di viaggio, specialmente alla mattina, momento di punta sia per i lavoratori che per gli studenti, sono allucinanti. Non sono da meno quelle di rientro (13,30/13,40) specialmente per i nostri ragazzi. Nel mio piccolo spero sempre che non accada qualcosa: al pensiero di quello che potrebbe capitare anche solo per una frenata...
Si parla tanto di prevenire, ma per questo problema enorme vedo che nessuno prende dei provvedimenti. Occorre potenziare i mezzi durante il periodo scolastico, non sono ammissibili scusanti: gli enti interessati devono fare qualcosa.
Faccio notare, inoltre, che da dieci anni a questa parte i paesi dell'hinterland di Pavia si sono espansi a tal punto che il numero degli abitanti si è duplicato se non triplicato. Penso di parlare anche per conto di tutte quelle persone che utilizzano quotidianamente i mezzi di trasporto e posso assicurare che sono arrivata ad un livello di saturazione piuttosto elevato: sono stufa di viaggiare come una sardina e rischiare la pelle.
Spero che questa mia possa smuovere qualche animo sensibile.
Paola ErcolaniBorgarello