Regioni: no al decreto su Scanzano
ROMA. Le polemiche sul decreto del governo che prevede lo stoccaggio delle scorie nucleari a Scanzano Jonico travolgono il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, che ieri ha subito recitato il 'mea culpa": «La reazione provocata dall'ordinanza è stata più forte di quanto avevano preventivato. La colpa di una insufficiente informazione è mia».
«Posso però precisare - ha aggiunto il ministro - che sulla scelta del sito di Scanzano non c'è nulla di segreto e le motivazioni che ci hanno indotto a scegliere non sono secretate».
E ieri mattina, la Conferenza delle Regioni ha votato all'unanimità un documento con il quale si chiede al governo di ritirare il decreto legge. I presidenti delle Regioni e delle province autonome hanno dunque chiesto di rimpostare la vicenda dello stoccaggio dei rifiuti nucleari sulla base di un percorso istituzionale concordato con il sistema delle autonomie locali. Il governo incassa dunque una bocciatura del decreto che non lascia dubbi.
Le forti proteste degli amministratori e degli abitanti lucani hanno comunque spinto il ministro a correre ai ripari. Ma la notizia dell'esistenza di un elenco con altri 20 siti adatti a diventare 'cimitero delle scorie" fa temere altre manifestazioni e iniziative eclatanti: la protesta protrebbe divampare in altri paesi italiani con esiti imprevedibili.
I comuni della Sicilia e della Calabria comparsi nell'elenco si sono subito ribellati e i sindaci hanno dichiarato già battaglia.
A calmare le acque è sceso in campo ieri sera Enrico La Loggia, ministro per gli affari regionali, il quale, mentre era in corso la conferenza unificata tra Stato e Regioni ed enti locali, ha precisato: «Il consiglio dei ministri convocato per domani (oggi per chi legge ndr), farà le sue valutazioni sulla scorta delle proposte fatte dalle regioni e degli enti locali. Abbiamo ascoltato le posizioni del presindete della Basilicata, Filippo Bubbico. E' dunque possibile che saranno stralciate alucune indicazioni contenute nel decreto».
Lo stesso Bubbico ha infatti affermato di essere fiducioso: «La questione di Scanzano va collocata in una cornice molto più ampia, poiché si è di fronte a questioni che riguardano la strategia del nostro Paese che deve essere fatta in base ad una visione europea».
Bubbico ha poi precisato che non vi è stata nessuna spaccatura tra le Regioni del Nord e del Sud durante la riunione: «La diversità delle opinioni di Lombardia e Veneto», ha detto, «non mette in alcun modo in discussione il significato politico del voto della conferenza dei presidenti delle Regioni».
E la proprosta dei deputati dell'Ulivo della Basilicata, ovvero di sospendere l'esame del provvedimento sull'ubicazione del deposito a Scanzano in attesa di conoscere l'emendamento del consiglio dei ministri, sembra dunque prendere la strada giusta. Anche perché i deputati lucani del centrosinistra hanno firmato ben 3000 emendamenti al decreto.
Pure il ministro dei rapporti con il parlamento, Carlo Giovanardi, ha voluto calmare la situazione: «E' stato scritto nero su banco che le scorie radioattive verranno stoccate e messe in sicurezza provvisoriamente laddove si trovano sul territorio. Dunque le scorie non arriveranno a Scanzano».
E se 29 senatori della Casa delle Libertà, in un documento, hanno sostenuto che 'nell'emanazione del decreto sul sito vi è stata un'inopinata fretta che ha generato errori nel metodo e nel merito», 40 senatori dell'opposizione hanno presentato al presidente del Senato la richiesta di sottoporre al voto i presupposti di costituzionalità del decreto legge tanto discusso.