Pavia, il consiglio non funziona
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devono preparare i consiglieri? Non si sa. Il presidente mette all'ordine del giorno una trentina di punti. Ciò equivale a non predisporre alcun ordine del giorno: il consigliere comunale non saprà fino all'ultimo minuto su cosa sarà chiamato a pronunciarsi.
Prima domanda che rivolgo ai lettori. Vi sembra normale questo? C'è di più. La riunione dei capigruppo, con cui il presidente è tenuto a concordare l'ordine del giorno, è convocata si, ma quando? Per le 18.30 del giorno stesso del consiglio. Ulteriore garanzia che i consiglieri non sapranno fino all'ultimo minuto su cosa saranno tenuti a pronunciarsi. Vi sembra normale questo? La riunione si chiude alle 20.10, senza che sia stato messo in votazione alcun ordine del giorno.
Dunque, si arriva alle 21 senza ordine del giorno. Questa sera si recita a soggetto. Alle 21,45 manca il numero legale, perché alcuni consiglieri comunali decidono di non prestarsi a questa rappresentazione improvvisata. Risultato: il presidente decide di convocare un nuovo consiglio per giovedi, oggi, sempre alle 21 (mai consigli comunali al pomeriggio, vero presidente Cinquini?), ma con un dettaglio aggiuntivo: il consiglio sarà «in seconda convocazione», cioè saranno necessari non più di 14 consiglieri perché il consiglio sia valido.
L'ordine del giorno, è almeno questa volta, apparentemente sensato, visto che comprende 5 punti (entro le 7 del mattino potranno essere esaminati e votati). Ma questo ordine del giorno non è stato oggetto di una valutazione da parte dei capigruppo come prescrive il regolamento. Non voglio annoiare il lettore con altri dettagli di carattere formale. Ma spero sia chiara la sostanza della questione: il consiglio comunale funziona male perché si vuole farlo funzionare male.
E a questo punto il responsabile non è più il presidente Cinquini, che ha da tempo rivelato di non essere adatto a svolgere il suo compito, come gli esponenti della maggioranza riconoscono in privato, pur sostenendo il contrario in pubblico. Ma, questa è la conclusione che lascia me per primo stupito e amareggiato, i responsabili sono i tre o quattro dirigenti politici di questa maggioranza che hanno deciso di procedere stravolgendo o, se preferite, interpretando molto liberamente le regole di funzionamento del consiglio comunale, avvalendosi della docile collaborazione del presidente del consiglio. Cioè di colui che dovrebbe essere super partes, il cui compito prioritario dovrebbe consistere nel tutelare la possibilità per tutti i consiglieri di svolgere in modo proficuo il loro servizio civile.
Ma, mi si potrà obiettare, una delle prime caratteristiche distintive di un'amministrazione di centrosinistra, non sta nella promozione della partecipazione dei cittadini? E' vero, rispondo.
E allora, perché creare le condizioni per cui questa partecipazione non si verifichi, tenere consigli notturni a ripetizione, non rispettare elementari regole di trasparenza, convocare in quel modo i consigli, rispondere alle critiche sul modo in cui si procede in consiglio comunale ricorrendo sistematicamente alla «seconda convocazione» in cui basta la presenza di 14 consiglieri e il voto favorevole di 8 per far passare le decisioni?
Pongo a tutti i cittadini e in modo particolare ai sostenitori dell'Ulivo, questa domanda. Qualcuno forse obietterà che queste sono domande da impolitico, che la politica a Pavia si è sempre fatta cosi, alle tre di notte e con accordi riservati. Replico che molti cittadini in questa politica non si riconoscono. In molti abbiamo un'idea diversa e onestamente credo migliore, di politica. A partire dai modi in cui si svolge.
Walter Minellaconsigliere comunale del Nuovo Ulivo, Pavia