Pensioni, l'Ocse preme Maroni: niente fiducia
ROMA. Anticipare la riforma delle pensioni. E' quanto chiede l'Ocse all'Italia nel presentare le previsioni sulla nostra economia. Alla richiesta si associa subito il presidente di Confindustria, Antonio D'Amato, che se la prende con i sindacati che temporeggiano: «Abbiamo bisogno di fare queste riforme con grande attenzione ai giovani, all'equità sociale, ma anche con grande velocità».
Un'accelerazione la dà anche il ministro Roberto Maroni che, poi, sgombra il campo da un'equivoco: «Non ci sarà la fiducia sulla delega, perché non ce n'è bisogno. La maggioranza è d'accordo, compatta». Compatta soprattutto nel fare alcune modifiche, per esempio sulla gradualità del passaggio da 35 a 40 anni di contributi. Un po' anche per recuperare con la Cisl che si sta spostando verso il centrosinistra.
Già, il sindacato. Sta elaborando la sua proposta alternativa, una proposta, dice il ministro Maroni, che potrebbe anche essere accolta. «Siamo pronti a modificare la nostra riforma in presenza di una proposta alternativa, ma se l'alternativa non c'è o è quella di non cambiare nulla, questo significherebbe chiudere gli occhi di fronte a quello che succederà fra 10, 15 o vent'anni: sarebbe un atteggiamento irresponsabile».
«La controproposta - risponde Savino Pezzotta, leader della Cisl - non c'è perché non è impellente, sarà comunque presentata in tempo utile». «Se il governo non mette la fiducia è meglio - commenta Luigi Angeletti, Uil - se ci sarà anche qualcosa di più concreto lo vedremo. Noi stiamo discutendo per presentare la nostra alternativa, ma dobbiamo anche arrivare a un'intesa fra noi». Antonio Panzeri, responsabile politiche europee della Cgil, sottolinea con una proposta provocatoria la decisione, voluta da Tremonti, presa da Ecofin sul Patto di stabilità: «Ora il ministro Tremonti dovrebbe rinunciare alla sua riforma delle pensioni - dice - dato che era lui che evocava il Patto per giustificarla».
Da oggi in commissione Lavoro, al Senato, la riforma è «una priorità». Martedi, poi, inizio della discussione generale e, entro le 12 del 10 dicembre, presentazione degli emendamenti. «Quelli di maggioranza - spiega il presidente Zanoletti - verteranno soprattutto sulla gradualità di applicazione». L'obiettivo è un'approvazione della delega entro la fine dell'anno per far partire gli incentivi entro gennaio.
I sindacati, intanto, si preparano alla grande manifestazione del 6 dicembre, a Roma. Dall'Istat forniscono i dati sugli scioperi di ottobre, quelli che comprendono lo sciopero generale del 24 ottobre. Secondo l'istituto di statistica hanno aderito 700mila lavoratori, non di più. «Dati sorprendenti - rispondono i sindacati - tutti sanno che in occasione dello sciopero generale il Paese si è fermato e migliaia di lavoratori sono scesi in piazza. L'Istat si rassegni: prossimo appuntamento il 6 dicembre».