Euro e deficit, il banco di prova del patto di stabilità

BRUXELLES. Un compromesso che possa essere accettato da tutti: dalla Germania, che non vuole essere messa sotto tutela da Bruxelles, come dall'Olanda, che minaccia di bloccare l'adozione della Costituzione se i partner dovessero decidere la sospensione del Patto di stabilità e crescita.
E' una sorta di quadratura del cerchio quella che i ministri delle Finanze di Eurolandia, riuniti ieri sera a Bruxelles, devono trovare, perchè le nuove raccomandazioni anti-deficit verso la Francia e la Germania proposte dalla Commissione, guardiana del Trattato, non possono restare senza una risposta. Oggi una decisione si impone per la Francia, alla quale Bruxelles chiede uno sforzo maggiore per ridurre il deficit strutturale di un punto percentuale del Pil (contro lo 0,7% previsto dalla manovra), in cambio della concessione di un anno in più, il 2005, per riportare il proprio deficit sotto la soglia del 3%. Mentre per la Germania, alla quale pure si concede fino al 2005 per riportare i conti in nero, in cambio di un taglio del disavanzo strutturale 2004 pari allo 0,8% del Pil (contro lo 0,6% previsto dal governo), i ministri potrebbero anche decidere un rinvio, ad un Ecofin straordinario a metà dicembre, che non è escluso. Ma in ogni modo i giochi sulla procedura si chiuderanno oggi. «Qualunque decisione verrà presa, in termini di procedura, varrà sia per la Francia che per la Germania», ha chiarito in proposito il portavoce del commissario Pedro Solbes, Gerassimos Thomas. All'ingresso dell'Eurogruppo, Solbes ha reiterato: «Qualsiasi compromesso basato sulle raccomandazioni della Commissione è per noi una cosa buona, ma non sono sicuro che un compromesso sia possibile». Lo scontro non è solo su piccole percentuali di tagli e qualche miliardo di euro in più di risparmi. La battaglia è sulla procedura. E su questo lavora la presidenza italiana di turno del Consiglio: «Il ministro Giulio Tremonti ha una buona proposta di compromesso che, senza alterare il Patto di stabilità, avvia la transizione da un sistema di parametri fissi ad una vera politica economica europea», ha annunciato il ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione.
«Non accetteremo una soluzione contraria ai nostri interessi vitali», ha ribadito il ministro tedesco Hans Eichel al suo arrivo a Bruxelles. Il ministro francese Francis Mer da Parigi ha usato toni più cauti: «Tutta l'Europa deve dimostrare di sapere superare i suoi problemi. Questa riunione è importante per la Francia soprattutto, ma non solo».