Emilio Bertotti premiato come benemerito della pace

PAVIA. Il diploma di benemerenza per la pace della Regione Lombardia è andato ad Emilio Bertotti. Ieri pomeriggio nella Sala congressi della sede milanese della Regione il medico pavese ha ricevuto la prestigiosa pergamena. «Mi fa piacere - commenta Bertotti un po' perplesso - ma non sono molto avvezzo a premi e onorificenze. Il riconoscimento più importante per me è quello degli ammalati di Ayamè che ricevono cure e guariscono grazie all'ospedale». Bertotti a Pavia è molto conosciuto: dal 1985, dopo essere tornato da un periodo di volontariato in Costa d'Avorio, inizia a coinvolgere l'intera città in un progetto ambizioso.
Fare cioè del centro sanitario di Ayamè un grande ospedale. E il suo sogno si è avverato grazie alla generosità dei pavesi e grazie all'Agenzia n. 1 per Ayamè. La Ong, nata nel 1991, oggi ha instaurato rapporti con il governo della Costa d'avorio per creare una partnership nel settore sanitario. L'ospedale di Ayamè è infatti dell'amministrazione ivoriana, che paga i dipendenti, e l'agenzia n.1 lo ha adottato a tempo indeterminato e contribuisce laddove le risorse locali non arrivano. In questo modo sono stati creati diversi reparti, un centro per bambini malnutriti e si praticano le terapie per evitare la trasmissione del virus Hiv dalla madre gestante al futuro nascituro.
Periodicamente i medici delle strutture sanitarie pavesi e italiane si alternano nelle sale operatorie e nei laboratori, diretti da personale ivoriano che a Pavia è venuto ad aggiornarsi. Ed Emilio Bertotti, con i suoi ottantadue anni, continua a lavorare per Ayamè e il suo impegno non è sfuggito a quanti sono sensibili alle tematiche della cooperazione internazionale.
Anche quest'estate, nonostante qualche acciacco e con una situazione politica ivoriana poco tranquilla, Bertotti è partito lo stesso. E racconta di avere visitato i piccoli pazienti sino a qualche ora prima della partenza per tornare a Pavia. L'instancabilità e la testardaggine di Bertotti sono ormai proverbiali e appena arrivato in Italia ha avviato il meccanismo dei passaparola fra colleghi e amici per il nuovo obiettivo: acquistare una nuova ambulanza. «Non tutti riescono a raggiungere l'ospedale - racconta Bertotti -, e quindi bisogna addentrarsi nelle strade in mezzo alla foresta che ovviamente sono sterrate. La vecchia ambulanza non ce la fa più, quindi ne sto cercando una nuova, o in buone condizioni, ma senza dover pagare i dazi di trasporto che hanno tassi impossibili. Magari questo premio porterà qualche contributo».
Ieri Emilio Bertotti, insieme alla moglie Orsola Calcante che da sempre lo segue in questa esperienza di solidarietà, si è recato a Milano a ritirare la benemerenza. E quando è stato chiamato sul palco ha pronunciato parole cariche di emozione. «Ringrazio tutti quelli che mi hanno scelto - ha detto - ma voglio sottolineare i contributi dei tanti volontari che vanno a lavorare in Africa e in terre difficili. All'importanza della loro presenza anche come presidio di pace».
Carmen Morrone