«La realtà gli era ormai insopportabile»

VOGHERA. «Il lutto infinito per la perdita dei figli gli pesava ogni giorno e paradossalmente il suicidio è stato per lui un tentativo di cambiamento rispetto a una realtà che gli era insopportabile. Ha prevalso l'istinto di morte, ma con l'anelito a una vita diversa». Cosi lo psichiatra Maurizio Ramonda valuta la tragica fine di Ernesto Cucinotta. «Una vicenda sconvolgente - sottolinea il professionista vogherese - che mi provoca un'identificazione dolorosa con il povero e sfortunato collega, visto che sono anch'io medico e padre due volte». Per Ramonda, stretto collaboratore del noto criminologo Maurizio Picozzi (Erika e Omar, delitto di Cogne) c'è un nesso diretto fra il suicidio e la morte, dodici anni fa, di Matteo e Chiara, i figli del dottor Cucinotta.
Per rafforzare il concetto, lo psichiatra cita un verso dei Sepolcri di Ugo Foscolo, 'Da che gli occhi dell'uomo cercando morendo il sole". «Ecco, con la morte - spiega Ramonda - Cucinotta ha cercato la luce dei figli».
Il suicidio è un gesto estremo. Quali meccanismi scattano nella mente umana per arrivare alla negazione della propria vita?
«Un gesto estremo, certo, ma anche, paradossalmente, un tentativo di cambiare la realtà. Nell'impossibilità di farlo da vivi, si cerca la morte. Fra gli esseri viventi, un fatto pressochè esclusivo della razza umana, poichè soltanto l'uomo è capace delle introiezioni che spingono all'autodistruzione».
Che cosa si spezza nella psiche di un individuo?
«Si rompe l'equilibrio, l'eros che spinge ai rapporti affettivi e all'amore per la vita, è sopraffatto dall'istinto di morte che conduce all'autodistruzione».
La perdita dei figli è stato, dunque, il fattore scatenante della rottura dell'equilibrio, anche a distanza di dodici anni?
«E' certamente cosi. E questo dilata ulteriormente i termini di una tragedia già di per sè assoluta. Conoscevo Cucinotta - ribadisce Ramonda - una persona raffina, di estrema gentilezza. Come psichiatra cerco di dare una spiegazione al suo dramma, come uomo non posso che provare una sensazione di grande dolore».
E' possibile che, in una situazione come quella di Cucinotta, segnata da una tragedia terribile, ogni problema, anche il più banale, venisse ingigantito?
«Si, è ovvio che sia cosi. Di fronte a un trauma pregresso di tale rilevanza, qualsiasi problema, anche il più piccolo, può avere un effetto devastante, fare precipitare uno stato depressivo».
L'amore per la moglie non ha impedito la soluzione estrema.
«Teniamo conto che il ruolo di genitore solitamente prevale rispetto a quello di coniuge, anche per il forte e innato istinto protettivo nei confronti dei figli». (r.lo.)