Scorie, il governo apre uno spiraglio


SCANZANO JONICO. Il governo fa marcia indietro: lo stoccaggio provvisorio delle scorie verrà fatto nelle località di produzione dei materiali contaminati, disseminate in tutt'Italia, e non nel comune della Basilicata dove dovrebbe essere realizzato il deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti nucleari. La decisione è stata presa ieri pomeriggio dal Consiglio del ministri. Il decreto verrà dunque modificato anche se il governo sembra intenzionato a non modificare la scelta del sito per la costruzione del deposito né i tempi dell'operazione.
Fatta la verifica ci vorranno almeno 5-6 anni per la costruzione e la messa in funzione della struttura di stoccaggio. La notizia arriva come un fulmine a Scanzano Jonico e la gente è scettica. Chiede garanzie sicure. Il blocco delle strade e autostrade non si ferma. La Basilicata resta isolata dal resto dell'Italia. E' bloccata la Salerno-Reggio Calabria, la Statale Jonica e fino al tardo pomeriggio anche la Potenza-Melfi. Dal campo base di Terzo Cavone, luogo deputato per raccogliere le scorie, i responsabili del coordinamento delle manifestazioni non ci stanno e sono pieni di rabbia: «Questo governo deve cancellare il decreto totalmente. Noi non vogliamo diventare il cimitero d'Italia», dicono in coro centinaia di persone accampate in roulotte e tende. Ma il ministro Altero Matteoli insiste: «Non realizzando il bunker di stoccaggio provvisorio vengono assicurate ancora maggiori garanzie perché si evita che i rifiuti vengano trasportati prima e si migliorano le condizioni degli attuali depositi di materiali radiottivi. Non solo, ma è prevista una forte accentuazione sulle procedure per la validazione del sito e gli approfondimenti scientifici in vista di una decisione definitiva sul sito».
La decisione del governo di lasciare in sicurezza le scorie là dove si trovano fa arrabbiare l'intera Caorso. Durissimi i commenti del vicepresidente della Provincia, Ernesto Carini: «Qui a Caorso ospitiamo 1.032 elementi radioattivi, pari a 192 tonnellate di rifiuti, cui si aggiungono 8 mila fusti. La situazione rischia di diventare esplosiva».
E se la situazione è calda anche a Caorso, in Basilicata oramai regna la rivolta popolare. Il decreto dunque non è stato ritirato e le annunciate modifiche non placano gli animi degli abitanti. Le proteste aumentano e sono sempre più violente. La viabilità è totalmente bloccata e sono ferme le attività produttive. Ieri mattina, circa diecimila persone si sono mosse da Marconia di Pisticci, vicino a Matera, e hanno marciato verso 'Terzo Cavone", in corteo c'erano anche donne e bambini che portavano uno striscione: 'Non potete distruggere i nostri sogni". E la protesta si espande per chilometri e chilometri: nel corteo che ha bloccato la Potenza-Melfi c'erano anche i cittadini del Vulture, ai quali si sono aggiunti gruppi provenienti dalla zona di Scanzano Jonico e Policoro. «Insoddisfacente e palesemente elusivo. Ecco come giudico la marcia indietro del governo», afferma il presidente della Regione Basilicata Filippo Bubbico. Più morbido invece il sindaco di Scanzano, Mario Altieri, il quale vede uno spiaglio positivo per la soluzione del problema anche se riconferma la protesta popolare. Il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha inviato una lettera ad Altieri e a Bubbico, confermando solidarietà e sostegno. Ai lucani è arrivato anche l'appoggio dall'Anci (Associazione nazionale dei comuni) e dall'Upi (Unione delle province italiane). I verdi, invece hanno manifestato davanti a Palazzo Chigi. In Basilicata la gente non molla e la protesta continua.

dall'inviata Roberta Rizzo