Europee, tre si alla lista unica
ROMA.L'ammiraglia del centrosinistra ha preso il mare. E' una portaerei con i motori ancora al minimo, l'equipaggio che ancora discute su quale sarà l'ultima meta, il portellone ancora aperto per imbarcare eventuali passeggeri dell'ultima ora. Ma alla fine l'avventura della lista unitaria è partita senza incertezze. Sullo slancio di votazioni a stragrande maggioranza nelle assemblee congressuali di Ds, Margherita e Sdi. E con essa è partita la sfida del centrosinistra alla Casa delle libertà in vista delle elezioni europee del prossimo giugno.
A Roma la mozione per la lista unitaria passa fra i Ds con il 76 per cento dei consensi, irrobustendo la maggioranza di Piero Fassino. A Bologna, la Margherita approva addirittura all'unanimità la proposta di Romano Prodi. Dal tavolo della presidenza contano ufficialmente solo un astenuto. Quasi stesso copione a Napoli dove, fra i circa mille delegati dello Sdi, si contano solo 4 voti contrari.
Le resistenze maggiori si sono insomma registrate nella Quercia, ma in misura minore rispetto al previsto. Fabio Mussi ha ribadito il «no» del correntone, e Cesare Salvi quello della sinistra interna, ma la scelta a favore della lista unitaria di Veltroni, Bassolino e Cofferati si è fatta sentire. Le due componenti di minoranza hanno raccolto solo il 21,7 per cento, rispetto al 34,8 del congresso di Pesaro.
Il primo dei tre problemi che ancora restano aperti per la lista unitaria si chiama, infatti, Antonio Di Pietro. Per ora resta alla porta, ma chiede con sempre più forza di entrare, nonostante il veto dei socialisti dello Sdi («se entra lui usciamo noi»). Piero Fassino ha detto ieri chiaro e tondo, dal palco del Palazzo dei congressi, che non viene dai Ds «la preclusione alla partecipazione del movimento di Di Pietro alla lista unitaria». E visto che all'assemblea della Margherita «Di Pietro è stato accolto da una ovazione», sottolinea il segretario della Quercia, «spero che da li venga qualcosa di politico». E per sottolineare che per i Ds la porta resta aperta per Di Pietro, il documento finale della Quercia è stato modificato da Vannino Chiti proprio per eliminare qualsiasi «chiusura pregiudiziale». Il secondo problema resta quello dell'approdo nel Parlamento europeo. La Margherita continua a chiedere che gli eletti della lista unitaria diano vita ad un gruppo parlamentare autonomo che non aderisca, a Strasburgo, né al Ppe, né al Pse. Ds e Sdi non sembrano invece avere alcuna voglia di lasciare il gruppo socialista, lavorando semmai a cambiarne la fisionomia per permettere l'ingresso di rappresentanti dei cattolici democratici.
Ma il problema che suscita i maggiori mal di pancia è il terzo: che fare dopo le europee? La lista unitaria, è scritto sul documento approvato dalla Margherita, «non costituisce la premessa per la costituzione di un partito unico». Fassino indica invece esplicitamente la prospettiva di un unico «soggetto politico» a cui dar vita, anche se su base federativa. «Che male c'è - chiede D'Alema in un applauditissimo intervento - a pensare che dopo la lista si possa lavorare a costruire una grande formazione politica di tipo nuovo?».
«Non avrei mai sperato che si riuscisse a fare tanta strada in soli quattro mesi. E' un risultato molto positivo»: cosi Romano Prodi si sarebbe congratulato con Arturo Parisi a Bologna dopo la conclusione dell'assemblea della Margherita.