Anonima e depressa con il tarlo dell'invidia

FIRENZE.L'aspetto anonimo, riservata, molto pignola e assidua fedele in chiesa, non un comportamento sospetto notato da chi le abitava accanto o era impiegato nello stesso ufficio igiene del Comune di Firenze, anche se i suoi ex colleghi di Vicenza hanno il ricordo di una persona strana. Una vita da nubile fatta di lavoro, famiglia e parrocchia, dove andava ogni sera, dicono gli investigatori, e dove leggeva anche le letture, come ricorda una vicina di casa. All'apparenza insomma una mite, Daniela Cecchin, 47 anni, l'impiegata comunale fermata per l'omicidio di Rossana D'Aniello, 46 anni, bancaria, moglie di un farmacista, Paolo Botteri, e mamma di due ragazzine, 16 e 12 anni.
Una persona probabilmente malata: aveva problemi di depressione spiegano gli investigatori, ossessionata dall'invidia. A tal punto da arrivare ad uccidere con ferocia inaudita, commentano gli inquirenti, un'altra donna perchè «viveva in felicità e aveva un marito da ammirare». Il tutto con un piano studiato con lucidità, arrivando a riprodurre al computer il logo dell'Associazione titolari farmacie, per avere la carta per confezionare il pacco con cui sabato scorso si è presentata a casa della vittima, in via della Scala. Era lo stratagemma per convincere la bancaria, sola a casa, ad aprire la porta. Rossana D'Aniello, in vestaglia, di solito diffidente, ha pensato che ci fosse un plico per il marito farmacista.
Origine vicentine, Daniela Cecchin si era ritrasferita a Firenze nel 2001, dopo aver trascorso 10 anni a Montebello. Nel capoluogo toscano vivono anche la madre Armida, vedova di un ingegnere delle Ferrovie, e la sorella Paola. In Veneto aveva lavorato in un'azienda privata che si occupa di telesoccorso per anziani e al Comune di Gambellara: per andare al lavoro si faceva quasi 30 chilometri in bicicletta andata e ritorno. A Firenze aveva trovato impiego all'ufficio d'igiene del Comune: protocollo degli atti la sua mansione. Mai un arretrato, dicono i colleghi, la sua scrivania era sempre pulita. Ordinatissima anche la casa, quattro stanze in via Dogali, dove sono stati trovati testi religiosi, e dove si era trasferita da pochi mesi, dopo aver abitato con la madre nel vicino viale Volta. I vicini cadono dalle nuvole. «Dormiva poco la notte, sentivo che ascoltava la musica, la radio o la tv. Usciva presto la mattina. Ma nulla di sospetto. Era una persona riservata, ci dicevano buongiorno e buonasera, ma non c'era nulla di strano», è la risposta.