«Siamo rimasti tutti ammutoliti»
LODI. Luca Zanaletti frequentava la 1ª C del liceo artistico «Piazza» a Lodi. Aveva iniziato lo scorso 7 settembre e seguiva con grande attenzione le lezioni. La notizia della sua morte è stata comunicata, ufficialmente, ai ragazzi dalla professoressa Elena Granata, che ieri mattina aveva la prima ora di storia dell'arte. Ma il «passaparola» l'aveva preceduta. A quattordici anni non è facile accettare la morte di un coetaneo. Dalle lettere che i compagni gli hanno indirizzato emerge, prepotente, un interrogativo: «perchè?». La risposta non è semplice, nemmeno per gli adulti.
Il liceo «Piazza», a poca distanza dallo stadio della «Dossetina» dove gioca il Fanfulla, è un edificio circondato da muri sui quali campeggiano murales coloratissimi e molto belli. Trattiene a stento la creatività dei suoi allievi, tanto che i ragazzi sono intervenuti con lo spray anche sulle pareti interne. Ma la pioggia implacabile ha lavato via ogni voglia di divertirsi.
La professoressa Alessia Cicconi, che insegna scienze, parla di Luca e, d'un tratto, si interrompe con la voce spezzata dall'emozione. «Da questa mattina mi sento a terra, e allo stesso modo si sentono tutti i ragazzi, i compagni che avevano iniziato a conoscere Luca da poche settimane. Io ho solo tre ore di insegnamento, ma posso dire che era un ragazzo educatissimo, sempre molto attento e con una grande curiosità. Gli piaceva visitare le città d'arte, andare alla ricerca di chiese o di bellezze architettoniche».
I compagni di Luca non sono in classe. Si trovano fuori dall'istituto per un'attività legata al programma scolastico. Hanno lasciato un pugno di lettere come testimonianza del loro affetto per l'amico. «Io sono subentrata alla collega la seconda ora - prosegue la docente - e li ho trovati tristissimi. Nessuno aveva voglia di parlare». Sui foglietti, gli adolescenti hanno scritto di affetto e di dolore con il loro linguaggio. C'è la sigla «t.v.t.t.t.b.» che sta per «ti voglio tanto, tanto, tanto bene». C'è la speranza che Luca torni in classe, magari dicendo che è arrivato in ritardo perchè ha perso il pullman.
Quel pullman che, ogni mattina, lo portava dalla cascina Casottina al capoluogo di provincia e che ogni pomeriggio, al termine delle lezioni, lo riportava a casa. Lo stesso autobus che venerdi sera lo ha lasciato davanti a casa, solo di fronte a un destino che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Lo ammette anche l'insegnante che la notizia è stata una doccia gelata. Come fare, dunque, per spiegarlo agli adolescenti che condividevano con Luca le stesse speranze e gli stessi sogni? (f.m.)