Sindacati: il Senato fermi la riforma

ROMA.Il governo ritiri la riforma previdenziale o qualsiasi dialogo con il sindacato sarà impossibile. E lo stesso Parlamento, a cominciare dal Senato, potrebbe invitare l'esecutivo a fare dietrofront. Questo il messaggio lanciato dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, ascoltati dalla Commissione Lavoro di palazzo Madama sulla riforma delle pensioni. Epifani, Pezzotta e Angeletti, in sostanza, si dichiarano disponibili a sedersi al tavolo con l'esecutivo per parlare di pensioni ma non per discutere le misure proposte dal governo nel maxiemendamento alla delega. E se il governo non cambierà idea e dovesse proseguire per la sua strada, può farlo ma sarebbe un fatto «inedito e sicuramente non positivo», fa notare Epifani. Secondo il leader della Cgil, anche se al momento «non ci sono molte speranze di passi indietro», è probabile però che «il tempo porti consiglio al governo» e lo convinca al ritiro della riforma. Sarebbe piuttosto «opportuno» a questo punto, suggeriscono Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, che sia proprio la Commissione del Senato a sospendere l'iter dell'esame del provvedimento e ad invitare l'esecutivo a fare un passo indietro. La riforma, ribadiscono i leader sindacali, è «iniqua, insostenibile», soltanto un'ipotesi di «controriforma sindacale». Addirittura «un mostro», la bolla Pezzotta. Non solo, ma in prospettiva creerà anche problemi di equilibrio finanziario, sostiene Epifani.
Il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, ha ribadito la necessità di convocare i sindacati per un confronto sulla riforma delle pensioni. Parlando a Napoli a margine del IV congresso internazionale dell'Associazione Slow Food Alemanno ha tuttavia precisato di non aver mai chiesto una convocazione in tempi brevi. «A differenza di quanto letto sui giornali io non ho mai detto che bisogna convocare i sindacati domani o urgentemente. Io dico che bisogna dare un orizzonte temporale per verificare quello che è presente nell'emendamento Maroni, cioè la possibilità di recepire le controproposte dei sindacati». Secondo Alemanno, «è necessario quindi che un certo punto il presidente del Consiglio stabilisca quando chiamare i sindacati per verificare se ci sono controproposte».