Caso-fonderia, Guido Grossi ha chiesto l'intervento del prefetto


PIEVE P. MORONE. Chiavi introvabili, sedute saltate, riunioni-fantasma, armadietti blindati. E alla fine parte l'esposto al prefetto. La commissione che avrebbe dovuto far luce su responsabilità e omissioni nella vicenda della Metalli Colombo, si trasforma nell'ennesimo scontro. A chiedere l'intervento di Domenico Gorgoglione è il consigliere di maggioranza Guido Grossi.
E' un componente della commissione insieme a Virginio Anselmi (rappresentante della minoranza) e lo stesso sindaco, Sergio Corona. E' proprio lui, ancora una volta, a finire nell'occhio del ciclone per una serie di episodi per i quali Grossi chiede ora l'intervento della prefettura. Nella lettera inviata al prefetto, Grossi spiega i motivi della sua richiesta. «La commissione - esordisce - è stata nominata, con carattere d'urgenza, con l'espressa finalità di fare chiarezza e analizzare la documentazione relativa alla Metalli Colombo». Ma sin da subito, denuncia il consigliere, i componenti si sono trovati di fronte ad un muro.
«Una prima riunione - racconta - si è svolta mercoledi primo ottobre e ci ha permesso di prendere visione di tutto il materiale relativo agli anni '98/99. Ma l'appuntamento successivo, fissato per il mercoledi successivo, non ha avuto seguito in quanto il sindaco non disponeva delle chiavi per accedere ai documenti, contenuti in un apposito armadio dell'ufficio tecnico. Con grave disappunto dei consiglieri Grossi e Anselmi. La settimana successiva, la commissione ha potuto visionare la documentazione relativa all'anno 2000. Anche il mercoledi successivo è stato possibile proseguire il lavoro. Ma il 22 ottobre si è verificato il 'solito" problema della mancanza delle chiavi. L'accesso ai documenti, pertanto, non è stato possibile e la riunione è saltata».
«Il 24 ottobre scorso - scrive ancora Grossi al prefetto - i due consiglieri sono giunti in municipio per espletare le proprie funzioni, ma l'ingresso è stato loro negato dal messo comunale su precisa indicazione del sindaco. Corona, da noi telefonicamente contattato, ha ammesso di essersi dimenticato della riunione, aggiungendo che sarebbe comunque arrivato entro breve. Dopo essere rimasti al freddo sulla strada, finalmente il sindaco è arrivato. Ma ancora una volta non aveva le chiavi per aprire l'armadio dove è custodita la documentazione». Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
«Signor prefetto - conclude l'esposto - si renderà certo conto di come questa situazione sia assurda e si configuri come una presa in giro per chi esercita con responsabilità il proprio dovere con diligenza. Confido nel suo intervento per una immediata ripresa regolare della commissione e di salvaguardia dei miei diritti di amministratore comunale».

Giovanni Scarpa