«Talpe» nel palazzo di giustizia In cella manager e investigatori


PALERMO. Insospettabili. Lavoravano al fianco dei sostituti più esposti nella lotta contro Cosa nostra. Le presunte talpe della procura di Palermo. Arresti shock. In manette con l'imprenditore Michele Aiello, nel 2000 il più ricco della Sicilia, considerato prestanome di Bernardo Provenzano, Giuseppe Ciuro, maresciallo della guardia di Finanza in servizio alla Dia.
In manette anche il maresciallo dei carabinieri Giorgio Riolo, della sezione anticrimine del Ros. Poi tre indagati: il funzionario di polizia Giacomo Venezia, capo della divisione anticrimine della Questura, l'ispettore Carmelo Marranca della sezione criminalità organizzata della Squadra mobile, e infine Antonella Buttitta, agente di polizia municipale in servizio nell'ufficio di Domenico Gozzo, l'altro pm della Dda che ha istruito il processo Dell'Utri. Accuse pesanti. I sostituti Michele Prestipino, Maurizio de Lucia e Nino Di Matteo contestano ad Aiello l'associazione mafiosa e il concorso in violazione del sistema informatico della procura, a Ciuro e Riolo, concorso esterno in associazione mafiosa, violazione del sistema informatico della procura e rivelazione di segreto d'ufficio. Per la procura, Aiello, avrebbe ospitato nella sua clinica il boss Bernardo Provenzano e almeno un altro latitante. Amico personale del presidente della Regione Salvatore Cuffaro, indagato per presunti rapporti con i clan, Aiello sarebbe stato informato da Ciuro e Riolo sulle indagini. Nell'inchiesta altre sorprese. Il collegamento tra la cosca trapanese di Matteo Messina Denaro e quella di Provenzano. Sarebbe stato lo stesso ispettore Carmelo Marranca, adesso indagato, in servizio nell'ufficio del pm Massimo Russo a scoprire i collegamenti: nella rete di favoreggiatori due donne. Una vicina al boss trapanese, l'altra a Michele Aiello. Per la prima volta l'imprenditore finisce sott'inchiesta. Nel mirino i suoi rapporti con i boss e il presunto ruolo di prestanome miliardario. Poi la conferma dal pentito Antonino Giuffrè e la notizia che nella clinica dell'imprenditore sono stati ospitati i boss. Secondo gli inquirenti Aiello sarebbe stato anche il perno di una «rete trasversale», che conta su «qualificati esponenti delle forze dell'ordine, in grado di garantirgli una sostanziale impunità e, più in generale, di agevolarlo nelle sue molteplici attività». Agli atti i collegamenti stretti tra l'imprenditore e i marescialli Ciuro e Riolo. Per la procura, i sottufficiali «erano in grado di venire a conoscenza di indagini di particolare importanza e delicatezza relative a Cosa nostra e finalizzate anche alla ricerca di pericolosi latitanti. Da alcune di tali indagini è risultato che, attraverso Ciuro e Riolo, l'imprenditore Aiello è stato sistematicamente informato».
Michele Aiello, 50 anni, da imprenditore edile è diventato manager della sanità, fondando clinica Santa Teresa a Bagheria. Raccontava di avere investito nel settore medico per portare in Sicilia le tecniche più moderne per la lotta ai tumori. Secondo la procura ci sarebbero rapporti tra Cuffaro e Aiello «diretti e telefonicamente documentati». Nell'inchiesta su mafia e politica gli investigatori avevano ipotizzato fin dal primo momento l'esistenza di una 'talpa": le notizie sulle indagini in corso «viaggiavano» su una rete telefonica «occulta» creata dall'imprenditore Aiello.

Valentina Errante