«Sullo schianto verità da accertare»

CASATISMA. Quel maledetto semaforo, da una parte o dall'altra, era rosso. «Non dalla mia, io avevo il segnale verde», sostiene attraverso la voce del padre Raffaele Comaschi, il ragazzo 26enne di Pinarolo uscito indenne dal tremendo schianto costato la vita a Barbara Dezza. Ma i parenti della 40enne di Bressana non ci stanno: «La verità - sottolineano - è ancora tutta da accertare e a fare testo saranno solo il rapporto della Polstrada e le perizie assicurative». Si profila, dunque, una lunga battaglia legale: preziose potrebbero rivelarsi le testimonianze dei due figli della vittima e dei sei amichetti che erano a bordo della Fiat Marea.
Sarà confronto, e scontro, fra due versioni contrapposte? Quel che è certo, al momento, è che il semaforo all'incrocio fra via Roma e la ex statale 35, venerdi notte, funzionava. Quindi, la Marea condotta da Barbara Dezza, oppure la Renault Twingo con al volante Raffaele Comnaschi non hanno rispettato il segnale rosso di stop, rendendo inevitabile l'impatto. Ma anche questa certezza si accompagna a dei dubbi: perchè è possibile che il semaforo non fosse in completa efficienza e le luci di segnalazione non fossero perfettamente visibili, dato che lunedi mattina è stato necessario sostituire due lampadine bruciate. C'è di più: la visibilità era limitata anche dalla pioggia che cadeva battente. Non si può escludere a priori, dunque, che uno dei due automobilisti non si sia accorto che il segnale era rosso e non abbia rispettato la precedenza. Una tragica fatalità. Si tratterà anche di valutare la velocità alla quale procedeva la Twingo, la violenza dell'impatto contro la Marea. Raffaele Comaschi, sempre per bocca del padre, ha spiegato che non andava oltre i sessanta orari. Una serie complessa di variabili e di ipotesi: lavoro duro per la Polstrada e i periti delle assicurazioni. A Bressana, comunque, nessuno sembra voler credere che a causare l'incidente sia stata un'imprudenza di Barbara Dezza. «Era molto cauta alla guida - dice una parente della donna - Lo era sempre, figuriamoci venerdi notte, quando nelle sue mani, sull'auto, c'erano i suoi figli e i loro amichetti». Giovanni, 17 anni, Sara, 15, e gli altri ragazzini di Bressana erano reduci dalla festa di Halloween che si era svolta nella palestra comunale di Casatisma. Barbara Dezza, una donna che aveva votato l'intera sua vita alla famiglia, aveva offerto un passaggio all'intero gruppo. «Vado io a prenderli - aveva detto al marito all'una di notte - tu domani devi alzarti presto». Sulla Marea avevano trovato posto in otto. Poi, all'incrocio con la statale, la tragedia. Una vita spezzata, due minorenni ancora gravi alla Rianimazione seconda del San Matteo, tanti interrogativi che attendono risposta. (r.lo.)