Botte agli immigrati: arrestati cinque giovani
ROMA. Vizi metropolitani in provincia. Lorenzo Micheli, 20 anni, Michele Giansanti, 19, Giovanni Marchionne, 18, Daniele Mancini, 25 e Luigi Pupatelli di 21, studenti universitari e operai. Tra maggio e giugno avrebbero ingannato la noia picchiando gli immigrati e rapinandoli.
Sezze, 20 chilometri da Latina, ieri mattina si è svegliata con la notizia degli arresti.
Un'indagine partita lo scorso maggio e coordinata dal pm Giuseppe Miliano. Secondo il gip Aldo Morgigni gli episodi sarebbero iniziati tra maggio e giugno, quando un rumeno, regolarmente residente in Italia, dopo un'iniziale reticenza ha deciso di raccontare tutto ai carabinieri.
Aveva detto di essere stato aggredito e picchiato senza motivo, poi aveva descritto quei ragazzi.
Ma per rintracciarli sono state fondamentali anche le testimonianze della gente. Altre aggressioni sarebbero seguite, almeno fino a luglio scorso, coinvolgendo anche una coppia di rumeni e una di peruviani.
Sono cinque gli episodi contestati.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i giovani della banda si davano appuntamento la sera, nella piazza del paese. Poi salivano su un'auto e cominciavano la «caccia» agli immigrati, nei vicoli meno frequentati.
Armati di bastoni e mazze da baseball portavano avanti le spedizioni di «pulizia».
Qualche volta le vittime venivano anche rapinate. «Vi siete appropriati di Sezze, ve ne dovete andare». Oppure, «Ammazziamo voi e le vostre famiglie, siamo razzisti tornatevene ai vostri paesi».
Dopo i raid i cinque ricomparivano in piazza, o in un locale a bere una birra. Come se nulla fosse accaduto. Per quelle frasi xenofobe, urlate alle vittime e confermate da alcuni testimoni, i ragazzi di Sezze sono accusati di aggressione con l'aggravante dei fini razziali, oltre che di rapina, tentate rapine, lesioni.
In paese, la notizia è stata accolta con una punta di scetticismo: «Non voglio entrare nel merito di questa vicenda - dice il sindaco, Lidano Zarra - non conosco gli atti ed è presto per parlare». Zarra è un medico, guida l'amministrazione eletta a maggio, un gruppo di liste civiche apparentato con la Casa delle libertà.
Un risultato storico dopo che dal '45 in poi aveva governato sempre il Pci e poi il centro-sinistra. «Sono stupefatto - commenta invece il vicesindaco, Giuseppe Ciarlo di Forza Italia - episodi del genere non appartengono alla cultura del nostro paese che ha fatto dell'accoglienza civile uno dei valori più importanti. Sono certo che si tratti di casi isolati».
A Sezze sono tanti gli immigrati. Quelli in regola, circa seimila, arrivano soprattutto dai paesi dell'Est o dal Nordafrica e lavorano in agricoltura o nell'edilizia. Molti vivono proprio nel centro storico, nelle case che la gente di Sezze ha lasciato per costruire villette in periferia. «Gli extracomunitari sono tanti. La sera in piazza ci sono solo loro - dicono nei bar del centro - molti sono integrati ma alcuni disturbano. Non possiamo pensare che dei ragazzi come quelli arrestati siano razzisti».
Ma davanti ai carabinieri i cinque ragazzi arrestati si sarebbero giustificati dicendo: «Nel centro di Sezze ci sono troppi immigrati».