Stupro, condanna-bis al mandante
VOGHERA.Condanna-bis per Maurizio Ferraraccio, accusato di essere il mandante dello stupro di una ragazza vogherese che stava collaborando con la polizia in una delicata indagine sullo spaccio di cocaina. La prima sezione penale della Corte d'appello di Milano gli ha inflitto cinque anni di reclusione, due in meno rispetto a quelli comminati dalla sentenza di primo grado. Nessuna traccia del presunto esecutore materiale della violenza: non si è mai riuscito a identificarlo, malgrado il dettagliato identikit fornito dalla vittima. Il verdetto d'appello non chiude, comunque, il caso: l'avvocato Roberto Gasparini, legale dell'imputato, preannuncia già il ricorso alla Cassazione, anche se per formalizzarlo bisognerà attendere che la Corte depositi le motivazioni della sentenza (dovrà farlo entro sessanta giorni).
Molto soddisfatto l'avvocato Maurizio Sorisi, patrono di parte civile: «E' una grande vittoria, perchè questa sentenza dimostra che i giudici hanno ritenuto credibile la denuncia della mia assistita, il suo racconto della violenza subita». E se il teste è credibile in questo caso di violenza sessuale, lo è tanto più in quello Intreccio, la maxi-inchiesta sul traffico di droga nella quale l'avvocato Sorrisi sta conducendo una dura battaglia, anche con il ricorso alla legge Cirami.
Di avviso diverso il collega Roberto Gasparini. «L'accusa - sottolinea il legale di Ferraraccio - si basa esclusivamente sul racconto della ragazza che non è suffragato da alcun riscontro esterno, nè dalla visita ginecologica eseguita pochi giorni dopo la presunta violenza, nè tantomeno senza che si sia risaliti all'esecutore materiale di tale presunto stupro. Non solo, ma due testimoni hanno confermato l'alibi del mio cliente». Quale alibi? Ferraraccio è accusato dalla giovane di aver assistito allo stupro, senza parteciparvi direttamente, mentre lui sostiene che si trovava altrove. Quanto all'ipotesi della violenza consumata per vendetta, cioè per punire la ragazza della collaborazione prestata agli inquirenti nelle indagini sullo spaccio, l'avvocato Gasparini evidenzia che «la violenza sarebbe avvenuta quando lei cooperava già da mesi all'inchiesta». Un teste credibile? «Non direi - incalza Gasparini - visto che ha accusato un magistrato e un sottufficiale dei carabinieri di avere falsificato le dichiarazioni da lei rese a verbale». La difesa è, comunque, almeno in parte soddisfatta, in virtù dello sconto di pena ottenuto. Una sentenza maturata dopo tre ore di camera di consiglio. (r.lo.)