Maroni: «Le indagini hanno colpito nel segno»
ROMA. Il ministro del Welfare Roberto Maroni è soddisfatto e preferisce non entrare nelle polemiche sulla fisionomia del terrorismo rosso. «Non ho elementi per giudicare», dice. «Mi sembra piuttosto che questi primi risultati dimostrino che le indagini hanno colpito nel segno». Quel che conta al momento attuale è che le indagini sugli assassinii di Massimo D'Antona e di Marco Biagi abbiamo imboccato una strada forse giusta.
«Sembra che si stia andando molto vicino al cuore di questi feroci assassini. Speriamo che presto siano tutti assicurati alla giustizia», aggiunge. Non preoccupa Maroni più di tanto l'avvertimento dell'altro giorno al ministro della Giustizia Roberto Castelli, quando nei pressi della sua abitazione sono state trovate una pallottola e una stella delle Brigate Rosse. «Non bisogna avere paura, ma solo grande cura e grande attenzione a questi fenomeni», conclude. Maroni non interviene nella polemica sul terreno di reclutamento e sulla natura delle Brigate rosse, animata dopo l'intervista nella quale l'ex terrorista di Prima Linea Sergio Segio ha dichiarato senza mezzi termini che il Partito comunista combattente pesca dentro al movimento i suoi militanti, agendo «contro il movimento. Interviene di nuovo nella questione, invece, Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl. Il sindacato, dice Pezzotta, è contro il terrorismo al di là di ogni dubbio. «Credo che la storia del sindacato - avverte Pezzotta - sia una storia chiara nei confronti del terrorismo. Fra dieci milioni di iscritti può darsi che ci sia qualche pazzo. Ma un conto è però dimostrare che c'è un tentativo da parte delle Br di infiltrarsi nel sindacato, un altro è dire cose diverse». Contro i tentativi di confondere le questioni anche il verde Claudio Cento, piuttosto irritato dalla richiesta del leghista Roberto Calderoli di istituire una commissione d'inchiesta parlamentare: «E' insopportabile la brutale azione di propaganda contro movimenti, sindacati e opposizione politica». «I terroristi - aggiunge Cento - sono i nemici di ogni forma di conflitto radicale praticato alla luce del sole». «La violenza omicida è talmente lontana dal nostro modo di essere che non è un mio problema», taglia corto in una intervista a Repubblica.it Massimiliano Pilati, fino a qualche giorno fa responsabile del gruppo tematico su non violenza e conflitti della Rete Lilliput. Risponde anche a Luca Casarini, leader dei Disobbedienti veneti. L'altro giorno Casarini aveva detto che «non si passa dalle vetrine rotte alla P38». Secondo Pilati anche le vetrine rotte vanno condannate ma bisogna distinguere. «Una vetrina rotta non è un omicidio». E poi conclude in modo netto: «Il brigatismo non è una mia colpa. Posso disobbidire, dire no in modo forte, violare le leggi ma la violenza omicida non è un nostro problema». (l.v)