Anziani agricoltori picchiati e rapinati in casa
CANDIA. «Siamo le guardie»: a Santino Molinaro era parso di riconoscere la voce di un amico in vena di scherzi e ha aperto la porta. Di fronte si è trovato tre uomini con volti coperti da calze pesanti. Per Molinaro, agricoltore 78enne, e per la moglie Teresa Denti, 73 anni, residenti alla cascina Somaglia, è stato l'inizio di una sera da incubo. I tre banditi li hanno malmenati, hanno legato mani e piedi a lui e minacciato lei puntandole una pistola alla gola. Un quarto d'ora interminabile, un'aggressione brutale per rubare 1.500 euro e un telefonino. Ora indagano i carabinieri.
Ieri mattina i due pensionati portavano ancora i segni del raid: un vistoso bernoccolo sulla fronte per Molinaro e un dito fasciato per la moglie. Il primo a soccorrerli è stato il dottor Claudio Gili, marito del sindaco Carmen Bortolas. Ma non sono stati gli operatori sanitari a raggiungere la cascina Somaglia, inoltrandosi in aperta campagna sulla strada d'argine. Sono stati i due vigorosi anziani, abituati a combattere con le piene del Sesia, a salire in auto e recarsi in paese per chiedere l'aiuto del medico.
Pneumatici tagliati.Hanno percorso i chilometri che separano la cascina dal centro abitato a bordo della loro Peugeot, nonostante i rapinatori avessero tagliato due pneumatici per coprirsi la fuga. «Abbiamo cercato di raggiungere il paese prima possibile e non ci siamo nemmeno accorti che le gomme erano state tagliate», dicono Molinaro e la moglie raccontando con precisione e molto sangue freddo la brutta avventura cominciata verso le 19.30 di mercoledi. «Eravamo in casa - spiega Teresa Denti - e abbiamo sentito bussare forte alla porta. Purtroppo il cane non ha abbaiato perchè, per combinazione, l'avevamo fatto entrare in casa. Ho detto a mio marito di andare a vedere. Da fuori qualcuno ha detto 'Siamo le guardie". La voce sembrava quella di un nostro amico. 'Fa no al luc", gli ha risposto Santino ed è andato ad aprire». L'agricoltore è stato colpito alla testa, gettato a terra e legato mani e piedi con un filo di ferro ricoperto di plastica. «Non sono riuscito a capire con quale oggetto mi abbiano colpito - continua Molinaro -. So solo che mi hanno tramortito e mi hanno legato prima che rinvenissi».
Pistola puntata.La moglie ha sentito i rumori ed è andata verso l'ingresso, ma davanti a lei si è parato uno dei banditi. «Mi ha spinto contro la stufa schiacciandomi il pollice della mano destra - racconta Teresa Denti - poi mi ha puntato una pistola e per impedirmi di gridare ha fatto il gesto di tagliarmi la gola». Dalla bocca dei rapinatori non è uscita una parola, solo qualche cenno per far capire che volevano i soldi. «All'apparenza erano giovani, di statura piuttosto bassa, ma non possiamo dire con sicurezza se fossero italiani o stranieri perchè non hanno praticamente parlato - dice l'agricoltore -. Abbiamo il sospetto, ma solo il sospetto, che fossero stranieri perchè non capivano quando mia moglie, minacciata e malmenata, cercava di far vedere dove fossero i soldi. Lei diceva in dialetto 'L'è là, l'è là", ma loro sembravano non capire».
La fuga.L'aggressione è durata circa un quarto d'ora. Uno dei banditi teneva la moglie sotto la minaccia della pistola costringedola a indicare dove tenevano il denaro, gli altri due dovevano tenere a bada il marito. Santino Molinaro ha infatti dimostrato che il soprannome di 'Tarzan" non gli è stato attribuito per caso. «Ero legato, ma mi dibattevo e cercavo di reagire - spiega -. Se solo avessi avuto le mani libere...». I rapinatori se ne sono andati dopo aver messo le mani sul bottino, ma l'agricoltore si è liberato quasi subito e con la moglie è salito in auto per recarsi a Candia. «Il dottor Gili ci ha prestato le prime cure - dice Molinaro - poi il sindaco ha telefonato a mio nipote che, in auto, ci ha accompagnati al Pronto soccorso dell'ospedale di Casale. Ci hanno medicati, mia moglie ha avuto anche alcuni punti al pollice destro. Ci hanno sottoposto a tutti gli accertamenti e volevano trattenermi a scopo precauzionale per una notte, visto il colpo che avevo preso in testa, ma io ho firmato per tornare a casa».