L'Italia in bottiglia cresce ancora con Toscana e Veneto al vertice
ROMA. L'Italia in bottiglia continua a crescere. Cresce da anni, è vero, ma in questa ultima fase si aggiunge un segno di distinzione, una ricerca accurata e maggiormente legata ai territori. C'è un cambiamento, ed è un cambiamento sensibile, che preannuncia sviluppi ancora più interessanti per il futuro. E cambia anche la Guida ai vini d'Italia dell'Espresso, edizione 2004. Abbreviazioni, simboli, sigle ridotte al minimo indispensabile. Maggiore chiarezza e semplicità ai fini della ricerca da parte del lettore.
Un glossario che sia da guida quando i termini tecnici sono inevitabili. E, infine, ordine alfabetico per le aziende.
Cambiano anche i curatori. Alessandro Masnaghetti, che ha dato vita, slancio e credibilità alle prime due edizioni, lascia per scelta professionale e di vita, e questa terza edizione è curata da Ernesto Gentili e Fabio Rizzari. Raccolgono l'eredità di un lavoro importante ed accurato, e la fanno fruttare, coadiuvati da Massimo Zanichelli e Giampaolo Gravina. Un quartetto che ha girato in lungo e in largo l'Italia delle vigne e delle cantine, degustando 14 mila vini, recensendone 8.200, segnalandone, per l'ottimo rapporto qualità-prezzo circa un migliaio, valutando 668 aziende, assegnando 152 premi ai prodotti di vertice. Ieri la guida è stata presentata a Firenze, alla presenza dei maggiori produttori. L'impressione complessiva è che la qualità della produzione italiana sia in crescita, soprattutto qualitativa. Meno «aggiustamenti» in cantina, più attenzione al territorio di produzione. La vigna acquista importanza rispetto all'enologo. Risultato: undici produttori - sei piemontesi, quattro toscani e un veneto - hanno meritato cinque stelle, il massimo, e ben 59 quattro stelle. Moltissimi i vini dell'eccellenza, che meritano almeno 18 ventesimi, e due che arrivano a 20 ventesimi: il Barolo Ciabot Mentin Ginestra 1999 di Domenico Clerico e il Cabernet 2000 del Cascinale. Altri sei, con 19,5 ventesimi, sono ad un soffio di distanza, e ben 13 arrivano a 19 ventesimi. Se si considera che a partire da 16,5 i vini sono considerati «ottimi», ben si comprende il livello cui è arrivata la produzione. Le regioni in testa rimangono il Piemonte e la Toscana. Ma sono ben rappresentate l'Alto Adige, il Veneto, la Sardegna, la Sicilia, la Campania, il Friuli Venezia Giulia,, l'Abruzzo e la Lombardia.
Nella Guida ci sono anche moltissimi nuovi ingressi, che non hanno punteggio. In pratica, sono «parcheggiati» in attesa di conferma il prossimo anno. Un simbolo dice se il vino è rosso, bianco, rosato, bianco dolce, rosso dolce o spumante, e per ogni vino viene riportato il numero delle bottiglie prodotte. La Guida si occupa anche dei prezzi, cercando di trovare una media e spiegando come i prezzi siano variabili a seconda che si tratti di clienti di vecchia data, di ristoranti, di grande distribuzione che, grazie ai forti sconti quantità, può consentirsi prezzi inferiori alla media. Sono sempre prezzi segnalati dalle aziende e, laddove manca il prezzo, significa che non è stato segnalato. In più, nel caso di vini a Igt o vini da tavola, vengono indicati i vitigni principali che compongono l'uvaggio.
La divisione è per regioni, partendo dalla Valle d'Aosta per finire alla Sardegna e, alla fine di ogni regione, una parte è dedicata alle produzioni migliori. In calce alla Guida troviamo un capitolo su come conservare il vino, uno su come servirlo, uno sugli abbinamenti con il cibo, il glossario e l'indice alfabetico dei produttori.