Altri due fermati, svolta nel delitto Biagi
ROMA. Ancora un «prigioniero politico» a Firenze e un fermo a Roma. Simone Boccaccini, fermato e interrogato ieri a Firenze nell'ambito dell'inchiesta sulle nuove Br, ha subito dichiarato la sua «appartenenza», come Nadia Desdemona Lioce e Roberto Moranti, arrestato nell'ultimo blitz anti-terrorismo. Quarantaquattro anni, operaio del comune di Firenze ma residente a Bagno a Ripoli, a pochi chilometri dal capoluogo toscano, Boccaccini era stato fermato per un normale controllo insieme a Morandi una decina di giorni prima dell'omicidio di Marco Biagi. Ieri, nell'ufficio del pm Giuseppe Nicolosi, ha detto di essere un prigioniero politico.
Paolo Giovagnoli, l'aggiunto bolognese che lavora sull'omicidio Biagi è subito corso a Firenze. A carico di Simone Boccaccini sarebbero stati raccolti elementi che lo coinvolgerebbero nell'omicidio di Biagi.
L'attenzione si è concentrata sull'Appennino Bologna e Firenze: una zona probabilmente scelta dai brigatisti dopo gli appostamenti in città utili per l'agguato a Biagi. E proprio nei paesi sull'Appennino al confine tra Emilia e Toscana, dove già qualcuno aveva notato Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi, Cinzia Banelli, la compagna «So», una dei sette arrestati della scorsa settimana e accusata dell'omicidio D'Antona ha lasciato le sue tracce: una chiamata di telefonino registrata dalla cella della stazione di Porretta Terme proprio la sera dell'omicidio di Marco Biagi. E poco distante da Porretta Terme, a Sambuca Pistoiese, una decina di giorni prima dell'agguato a Marco Biagi, vennero fermati Roberto Morandi e Boccaccini. Le accuse per Boccaccini, portato nel carcere di Sollicciano, sono di banda armata, associazione sovversiva e rapina. Il presunto br avrebbe partecipato alla rapina di via Torcicoda e a un colpo fallito il 5 dicembre 2002 nell'ufficio postale di via Tozzetti a Firenze. Ma anche a Roma entra nell'inchiesta Br un nuovo personaggio: nel tardo pomeriggio, in questura,gli agenti della Digos portano una donna. Luana Mancino, 41 anni, infermiera all'ospedale Oftalmico. In serata viene disposto il fermo, l'accusa è di banda armata. L'infermiera avrebbe aiutato Mezzasalma, l'uomo-chiave dell'inchiesta romana, a portare il materiale dall'appartamento di via Maia, primo covo Br, a un box di San Lorenzo. Sarebbero state le immagini delle telecamere della «Easy box» a dare un impulso alle indagini. Marco Mezzasalma, arrestato giovedi e considerato dagli inquirenti uno dei capi del gruppo romano dopo la morte di Galesi e l'arresto della Lioce, non si sarebbe accorto che mentre portava il materiale in quel garage vicino al cimitero del Verano veniva ripreso dalle telecamere. Da li poi tutto il materiale sarebbe stato portato altrove. Un box, quello che ora cercano gli inquirenti, con tutta probabilità tra le zona di Casal Bertone e Portonaccio. Mezzasalma avrebbe noleggiato un furgoncino lo stesso giorno in cui restitui le chiavi del box al proprietario. Anche l'automezzo, una sorta di pick-up, fu restituito lo stesso giorno. Dall'esame della documentazione quel furgone ha percorso una distanza breve: sette chilometri in tutto.
Gli sviluppi dell'inchiesta, ha commentato il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, «confermano che il quadro investigativo si sta consolidando e che l'azione contro le Br prosegue con notevole efficacia».