Brigatisti, bagarre tra le forze politiche

ROMA.Sono le dichiarazioni di Sergio Segio a innescare la polemica. Sulle colonne di Repubblica l'ex leader di Prima linea sostiene che le Br siano infiltrate nel sindacato di base. E la maggioranza gli fa eco. Renato Brunetta, eurodeputato di Forza Italia, rincara la dose e in una conferenza stampa a Bologna, a proposito di riforma delle pensioni e del mondo del lavoro parla di «comportamento eversivo della Cgil e del suo segretario nazionale Epifani sul fronte delle relazioni sindacali» e commenta: «Di fronte a questo clima non ci si meravigli se frange dell'eversione e del terrorismo si inseriscono nelle ali più estreme del sindacato. Mi auguro che la magistratura presti grande attenzione a certi comportamenti, che potrebbero sfociare in atteggiamenti eversivi nei confronti di leggi dello Stato». Sulla stessa linea Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, che afferma: «Non si può ignorare che alcuni brigatisti arrestati in questi giorni facevano parte della Cgil. Purtroppo - prosegue Bondi - c'è ancora nel nostro Paese una matrice ideologica che legittima la violenza politica. La Cgil deve riflettere su alcune presenze al suo interno». Immediata la replica del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani: «La Cgil non cadrà in questa provocazione». Epifani ha precisato di non aver letto ancora tali dichiarazioni. «Mi verrebbe da dire - ha osservato - che si commentano da sole. Ma forse è utile aggiungere una cosa. Vedo molta slealtà e un pizzico di furbizia: spostare il confronto da quello che vede in campo il governo e il sindacato ad altre questioni». Di «infamia e volgarità di carattere neofascista nell'attacco di Brunetta e Bondi a Fiom e Cgil» parla Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani che esprime la sua solidarietà al sindacato, mentre Luciano Muhlbauer, del Sincobas commenta: «Siamo di fronte ad un'operazione politica, anche umanamente indecente, che intende costruire artificialmente collegamenti tra ogni forma di opposizione sociale e il terrorismo. C'è un insopportabile odore di bruciato che si sta alzando in queste ultime settimane. Un odore che purtroppo conosciamo e che si fa vivo ogni volta che nel nostro paese i lavoratori e i cittadini si mobilitano». E intanto Gustavo Selva rincara la dose: «Io credo - afferma - che il governo e la magistratura, ognuno nel proprio ordine, debbano fare il loro dovere per individuare e combattere i legami tra il movimento e le Brigate Rosse. Il testimone della lotta armata è passato da una generazione all'altra anche grazie al silenzio politico dell'ex leadership brigatista che ha accompagnato la fine apparente di una stagione. I partiti, tutti i partiti, devono rompere questo silenzio: lo devono fare soprattutto il movimento e la sinistra per non dover domani scoprire che terroristi o fiancheggiatori, a viso coperto o addirittura scoperto, erano cresciuti in certi centri sociali e ne costituivano l'album di famiglia». (v.e.)