Cattolica, come valutare gli studenti
MILANO.La produzione di conoscenza è fattore di sviluppo di una nazione: questo è quanto emerge da un recente convegno promosso dall'Università Cattolica del Sacro Cuore. A settembre il ministero dell'istruzione ha reso noti i risultati del secondo progetto pilota sulla valutazione dell'istruzione, a cui hanno aderito volontariamente 7630 scuole (circa il 50% delle esistenti), consentendo di valutare più di un milione di giovani studenti con la collaborazione di 150 mila docenti.
«I commenti di questi giorni si sono soffermati sui risultati più eclatanti, sulle carenze degli studenti in grammatica e geometria - ricorda Daniela Notarbartolo, laboratorista della Cattolica - poco invece si è detto dell'importanza della valutazione scolastica a livello internazionale, sul sistema utilizzato dall'Invalsi, ma soprattutto sugli aspetti metodilogici e le finalità di questo tipo di ricerche».
L'Italia, sostengono i ricercatori dell'Università Cattolica, ha già preso parte ai progetti di valutazione scolastica dell'Ocse (l'Organizazzione per la cooperazione e lo sviluppo economico), una rilevazione biennale realizzata per fasce d'età e nno per appartenenza a classi scolastiche, che quindi non punta a identificare scuole o classi cn buone pratiche. Le prove dell'Ocse, a differenza di quelle di Invalsi, mirano a verificare più che gli apprendimenti soprattutto le competenze logiche dei ragazzi della stessa età, anche in classi differenti. Per questo motivo le scuole italiane si sono trovate impreparate, facendo registrare uno scollamento tra competenze richieste e contenuti curricolari delle classi sottoposte a test. Ma questi sono tutti aspetti che necessitano ancora un adeguato approfondimento, soprattutto per valutare il grado di corrispondenza dei nostri curricola agli standard Ocse.