Prefetto, nuovo ruolo al servizio di Pavia
Parlare dell'ufficio territoriale del governo (o ufficio del governo) presuppone necessariamente accennare alla riforma dei ministeri. Il problema fu posto, per la prima volta in maniera chiara, dal nostro più grande studioso di diritto amministrativo negli ultimi cinquant'anni, il prof. Massimo Severo Giannini che, nel 1979, in qualità di ministro per la Funzione Pubblica, elaborò il famoso «rapporto» sullo stato della Pubblica amministrazione.
Il ragionamento di Giannini fu in sostanza questo: se sono state trasferite alcune funzioni statali alle Regioni e altre ancora ne verranno trasferite, è possibile che lo Stato conservi l'attuale struttura organizzativa? Nessuno, all'epoca, seppe rispondere a questa domanda, la quale trovò un concreto sbocco soltanto vent'anni dopo, con la legge 59/1997 (legge Bassanini) sul conferimento di funzioni e compiti statali a Regioni e enti locali.
La predetta legge, con l'art. 12, fissava il principio della razionalizzazione della rappresentanza periferica statale e della conseguente saldatura della molteplice realtà statale sul territorio: ciò comportava una ridefinizione della geografia istituzionale in sede locale, in grado di assicurare una adeguata integrazione e cooperazione con il sistema delle autonomie locali. In relazione a ciò, il governo, nell'esercizio della delega di cui all'art. 11 del decreto legislativo 300/1999, ha istituito e regolamentato con il Dpr 287/2001, l'ufficio territoriale del governo, qualificato dalla normativa predetta quale «struttura del Governo sul territorio a competenza generale», dipendente dal ministero dell'Interno, nella cui organizzazione periferica è incardinato.
Lo scopo dell'istituzione di tale ufficio è quello di ricondurre a unità tutta la struttura periferica dello Stato, a eccezione di quella risalente ad alcuni ministeri espressamente indicati (Esteri, Giustizia, Tesoro, Finanze, Pubblica Istruzione, Beni e Attività culturali). L'ufficio, la cui titolarità è stata posta in capo al prefetto, ingloba tutte le funzioni di competenza della prefettura, alle quali vanno ad aggiungersi quelle di livello periferico di tutti gli altri ministeri, oltre quelle delle altre amministrazioni dello Stato che intendano avvalersene.
Con la riforma, il prefetto conserva il suo nome e le sue precedenti attribuzioni, alle quali vanno ad aggiungersi quelle confluite nell'ufficio di governo, mentre la prefettura diventa prefettura ufficio territoriale del governo. L'ufficio ha funzioni di supporto rispetto alle funzioni del prefetto in materia di rappresentanza generale del governo, coordinamento delle pubbliche amministrazioni sul territorio, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, protezione civile e difesa civile e collaborazione con la Regione e gli enti locali. Avvalendosi dell'Utg il prefetto esercita le potestà d'impulso, di indirizzo e di coordinamento del presidente del consiglio dei ministri, provvede ad eliminare duplicazioni organizzative o funzionali e procede alla semplificazione delle procedure e all'attuazione delle misure di coordinamento tra lo Stato e le autonomie locali decise nella conferenza Stato-Città e autonomie locali. All'interno dell'Utg è istituita la «Conferenza permanente», presieduta dal prefetto e composta dai responsabili delle strutture periferiche dello Stato, quale organismo di collaborazione del titolare dell'ufficio di governo nell'esercizio del coordinamento delle pubbliche amministrazioni statali sul territorio.
Alla conferenza possono essere chiamati a partecipare anche esponenti delle categorie economico-sociali, professionali, delle Università, degli enti erogatori di servizi pubblici e di esperti, al fine di assicurare apporti di elevata qualificazione. Possono essere chiamati a partecipare anche i rappresentanti regionali, provinciali e comunali e di altri enti locali interessati, per una valutazione la più ampia possibile dei problemi dell'amministrazione pubblica.
L'effettiva organizzazione dell'Utg da realizzare attraverso intese con i dicasteri interessati per l'emanazione di appositi decreti interministeriali, è stata frenata dalla modifica intervenuti nel Titolo V della Costituzione, che ha trasferito altri compiti dallo Stato alle Regioni e agli enti locali e dalla riforma federalista in itinere portata avanti dall'attuale Governo.
La creazione dell'Utg ha dato risposta ad alcune esigenze concretamente sentite a livello periferico: creare un livello intermedio di amministrazione che costituisca un punto di snodo e una cerniera tra realtà territoriali e livelli governativi, in grado di percepire i cambiamenti e di tessere una indispensabile rete di cooperazione tra apparati decentrati dello Stato e realtà locali; semplificare l'attività amministrativa e dare impulso alla competitività del sistema economico; stimolare l'efficienza dei servizi pubblici; riportare a unità il pluralismo della vita locale suscitato dal principio di sussidiarietà; assicurare la necessaria mediazione tra gli inevitabili conflitti destinati a nascere in una società democratica e pluralista; creare un «Sistema Provincia» che sia in grado di aiutare le realtà economiche a crescere e ad affrontare gli ostacoli posti dalla competitività determinata da una globalizzazione sempre più aggressiva; rendere la P.A. da mera esecutrice di scelte centralizzate, protagonista diretta nei confronti dei cittadini.
Il vantaggio dei cittadini e delle realtà locali derivante dalla creazione dell'Ufficio di governo è palese: invece che trovarsi di fronte ad amministrazioni periferiche dello Stato separate e distinte, avranno la possibilità di confrontarsi con un interlocutore unico presieduto dal rappresentante del Governo.
*Prefetto di Pavia