Immigrati giovani in un Paese vecchio
ROMA. Grazie alle immigrazioni, l'Italia sfonda il tetto dei 57 milioni di abitanti facendo registrare in un anno un saldo positivo di più 327.328 residenti (0,6%). A segnalare l'inversione di tendenza è il Bilancio demografico nazionale 2002 dell'Istat. Anche se, come ormai avviene da 10 anni, il numero di decessi continua a superare quello delle nascite, l'incremento demografico, spiegano dall'Istituto di statistica, viene garantito dalle immigrazioni che sono largamente superiori alle emigrazioni.
Lo scorso anno, sono immigrate in Italia 222.801 persone, mentre ammontano a 49.383 le migrazioni verso l'estero. In alcuni comuni, poi, sono stati proprio gli immigrati a fare la differenza: è grazie alla loro presenza se a Bologna e Verona il bilancio demografico è passato dal segno «meno» al «più». Secondo l'Istat gli italiani aumentano ma non nelle grandi città, che piacciono sempre meno ad eccezione di Napoli, continuano a lasciare il sud per il centro nord e il primato della prolificità spetta al meridione (Campania in testa) dove si muore anche meno. Sono poi i comuni del Nord-Ovest a registrare il maggior numero di abitanti, seguono quelli del Nord est, del Centro, del Sud e delle isole. Quanto ai tassi di mortalità la media nazionale è di 9,8 morti per mille abitanti e la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria lancia l'allarme per i problemni dell'assistenza legati all'arrivo, grazie a scienza e benessere, ad età avanzatissime di schiere sempre più folte di persone. In particolare, gli ultra-novantenni sarebbero destinati ad aumentare di almeno il 3 per cento all'anno. L'Italia diventerebbe sempre più il Paese più vecchio d'Europa.
Intanto a confermare i dati Istat sulla crescente presenza di immigrati arriva il Rapporto immigrazione 2003 della Caritas Migrantes. Cresciuti del 50% in due anni, sono 2 milioni e 500mila gli immigrati regolari in Italia. 750mila sono presenti da più di 6 anni, 350 da almeno 10 e sono 200mila i figli di immigrati che frequentano la scuola. Dovuto alle regolarizzazioni, ai nuovi arrivi e ai nuovi nati, l'incremento nazionale di «regolari» è stato in un anno del 10,8%, con il record del 19,4% nel Nord est. L'incidenza degli stranieri sulla popolazione resta però tra le più basse d'Europa: è del 4,2%.
Il rapporto immigrazione vede la quota maggiore di cittadini stranieri (58,7%) concentrata nel Nord Italia; seguito dal Centro (28,3%), dal Sud (8,9%) e dalle isole (4,1%). La regione Lombardia e la provincia di Roma sono quelle che ospitano il maggior numero di immigrati. La nazionalità più rappresentata è quella marocchina (11,4%) che precede di poco quella albanese (11,2%); al terzo posto si colloca il gruppo romeno, seguito da filippini e cinesi. I motivi del soggiorno sono per il 55,2% legati al lavoro (in un caso su due riguarda attività subordinata) e per il 31,7% a motivi familiari. Una assunzione ogni nove riguarda un immigrato, soprattutto al nord. La forza lavoro degli stranieri incide inoltre per il 5% sul totale e sono 55 mila gli imprenditori.