«ZAC» SENZA UN LEADER


Non ci fosse l'Inter, sai il piattume. La rincorsa che inizia oggi deve riaccendere una corsa scudetto che nel duetto Juve-Milan con la Roma terzo incomodo potrebbe incontrare la noia. Prima un passo indietro, torniamo alla Champions, alla sconfitta dell'Inter a Mosca, netta, uno 0-3 umiliante che è stato il solo atto di dignità di una truppa ingrata verso Hector Cuper, grigio fin che si vuole, ma assai meno colpevole di dirigenza e giocatori. E adesso? C'è la Roma, per gradire. Con Zaccheroni in tolda, dopo aver perso più di un punto a partita nelle prime sei giornate, ottavo posto in classifica. Grande attesa al Meazza, con rischio contestazione per i nerazzurri, senza sconti per nessuno, a partire da Christian Vieri, che un Maldini Paolo, un Del Piero Alessandro o un Totti Francesco mai sarà. Serve un cuore che batte all'Inter, un leader tecnico, agonistico e morale. Se guardate bene, nessun interista riassume in sé le tre caratteristiche. Però a furia di parlare di Inter, si dimentica il Milan. Che non è stato poi cosi straordinario nel derby stravinto. Come han dimostrato i tre punti rubacchiati alla Lazio e la svirgolata in Champions col Bruges. Ancelotti guarda a Genova preoccupato. Non ha SuperPippo Inzaghi, la Samp è un brutto cliente. Partita «da tripla»: una volta l'avrebbero etichettata cosi. La Juventus invece si erge meravigliosa, senza sbavature, senza tentennamenti. Più è vorticoso Lippi nel turn-over, più la squadra risponde. Stona solo la designazione di Paparesta, venti giorni dopo il tuffo di Zambrotta in Juve-Bologna. Si ripetesse un episodio simile, uno dei nostri migliori arbitri vedrebbe le streghe. Si poteva risparmiargliela.

Stefano Pallaroni