Nel mirino un giuslavorista E il blitz è scattato prima
ROMA.La procura di Firenze si è mossa in anticipo, quella di Roma l'ha seguita dopo un paio di giorni. Il provvedimento che ha portato in carcere Roberto Morandi e Cinzia Banelli è stato firmato dal procuratore Ubaldo Nannucci e dall'aggiunto Francesco Fleuri, titolare delle inchieste antiterrorismo, il 21 ottobre, tre giorni prima la notte del blitz. Per questo i fiorentini hanno avuto il tempo di ottenere ordini di arresto firmati dai gip. Roma, come presa in contropiede ma forse anche per diverse tecniche giudiziarie, emette il 23 un ordine di fermo per sei «indiziati di delitto», firmati dai pubblici ministeri Franco Ionta e Pietro Saviotti. L'ordine non ha bisogno di una controfirma immediata dal gip e questo permette di far scattare all'unisono il blitz contro le Br. Diverse però le accuse contestate. Firenze si concentra sulle rapine di autofinanziamento. Roma sull'omicidio di Massimo D'Antona. Per tutti comunque vale la contestazione della banda armata e dell'associazione sovversiva.
In queste diverse procedure c'è chi ha voluto vedere un contrasto che i magistrati, ovviamente, smentiscono. L'unica cosa certa è che sia Firenze che Roma hanno ritenuto a un certo punto urgente intervenire. Pare per spezzare nuovi progetti criminali. Le analisi degli specialisti della Polizia di prevenzione, ex Ucigos, sui documenti sequestrati a Nadia Desdemona Lioce sarebbero arrivate al punto di identificare la vittima designata delle Brigate Rosse. Non Giancarlo Elia Valori, il cui nome era già emerso dai primi accertamenti su un palmare della Lioce, ma Antonio Martone, giuslavorista come Biagi e D'Antona, da un anno alla guida della commissione di garanzia per il diritto di sciopero.
Esiste infatti una buona possibilità, che soltanto altre indagini e i processi potranno dimostrare, che i terroristi fossero a riusciti a mettere insieme le forze necessarie per un nuovo attentato eclatante. Questo avrebbe consigliato di fermarli prima. Mancano, dalle carte processuali come sono state fin qui scritte, le identificazioni del gruppo di fuoco che ha colpito Massimo D'Antona e quelle del commando che avrebbe svolto l'istruttoria prima di uccidere Marco Biagi.
Il pm Paolo Giovagnoli, di Bologna, è stato costretto per il momento a rimanere alla finestra. Lunedi sarà di ritorno nel capoluogo emiliano con le carte raccolte durante le perquisizioni. Potrebbero nascondere rivelazioni importanti.