Da Firenze la conferma: «Sono un brigatista»


FIRENZE. «Mi dichiaro prigioniero politico in quanto militante delle Brigate rosse per la costruzione del partito comunista combattente». Con queste parole pronunciate senza esitazione ieri mattina nel carcere di Sollicciano, Roberto Morandi ha fornito la prima conferma del lavoro investigativo dei magistrati che indagano sulle Brigate rosse e il delitto D'Antona. Meno definita la posizione di Cinzia Banelli, l'altra fermata toscana, che non ha fatto dichiarazioni e si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Cinzia Banelli, che già al momento dell'arresto aveva assunto un atteggiamento meno netto, è al quarto mese di gravidanza ed è comunque, in considerazione della gravità delle accuse, in isolamento.
Proprio sulla tenuta della «compagna So», che da importante punto di riferimento era stata declassata a esterna, si appuntano le speranze degli investigatori: dalla «postina» dell'organizzazione potrebbe venire un impulso all'accelerazione delle indagini.
Che la pista toscana non sia esaurita con gli arresti di Roberto Morandi e Cinzia Banelli è certo: più che all'attività di una vera e propria colonna, infatti, i magistrati pensano alla presenza di altri elementi, irregolari e organici, in collegamento con i due e sono convinti che nella nostra regione vi sia almeno un covo delle Brigate Rosse. Più che di una colonna autonoma, dunque, sembra trattarsi di un gruppo che lavorava in stretta simbiosi con la colonna romana.
Secondo il sostituto procuratore Francesco Fleury, infatti, nelle rapine a due uffici postali di Firenze, erano presenti dodici brigatisti ed è altamente improbabile che ad affiancare la Banelli e Morandi ci fossero ben dieci militanti giunti da fuori regione. Si presume dunque che in Toscana siano attivi alcuni organici e irregolari, di cui si cui oper ora si conoscono solo i nomi di battaglia, e forse dei fiancheggiatori.
Stesso ragionamento per il covo: è assai difficile che i brigatisti abbiano portato con sé le armi per le due rapine fiorentine del maggio 2002 e del febbraio dell'anno successivo, la prima delle quali fallita. Si cerca quindi un covo, in particolare lungo le direttrici Firenze-Pisa e Firenze-Arezzo.
Dall'analisi dei contatti dei due arrestati e dalle risultanze delle trenta perquisizioni effettuate in Toscana, che hanno portato tra l'altro al sequestro di un floppy disk della Banelli ritenuto molto interessante, potrebbero emergere importanti spunti investigativi. Ci vorrà però tempo, dato che, come spiega il procuratore Fleury, le norme di procedura penale impongono che l'acquisizione di materiale informatico venga effettuata con particolari garanzie, perché potrebbe trattarsi di atti cosiddetti irripetibili e quindi si rischierebbe di rendere inutilizzabili eventuali elementi di prova.
Per velocizzare le indagini assume dunque particolare importanza l'atteggiamento di Cinzia Banelli.
La quarantenne biologa pisana verrà nuovamente ascoltata già domani, questa volta dal gip di Pisa, la città nella quale è stata arrestata. L'udienza di convalida del fermo disposto dai magistrati romani rappresenterà una prima verifica dell'atteggiamento della donna. Il suo avvocato, almeno per il momento, non ha avanzato alcuna richiesta di diverso trattamento carcerario, soprattutto in relazione alla gravidanza.
Cinzia Banelli ha comunque retto bene all'arresto. «Considerata la situazione in cui l'ho trovata è una persona in normali condizioni psicologiche», ha spiegato il suo legale, l'avvocato Massimo Focacci, già difensore dell'anarchico svizzero Marco Camenish e impegnato nei processi al Comitato rivoluzionario toscano delle Br e ai Nuclei comunisti combattenti.
Focacci, che deve ancora leggere gli atti, non è voluto entrare nel merito delle accuse. Oltretutto, a causa del divieto imposto dalla procura di Roma, che ha sottoposto a fermo Cinzia Banelli per le indagini sul delitto D'Antona, l'avvocato non ha potuto incontrare la sua cliente prima dell'interrogatorio del gip.
Del tutto impermeabile, invece, l'atteggiamento di Roberto Morandi durante l'interrogatorio di garanzia. Il tecnico radiologo fiorentino non ha mai vacillato, confermando cosi la sua immagine di duro e puro. Potrebbe anzi avere l'intenzione di produrre già nelle prossime ore un documento politico, dato che si è lamentato di non avere a disposizione carta e penna. Roberto Morandi, ha riferito Attilio Baccioli, difensore anche della brigatista Nadia Desdemona Lioce, ha però chiesto quando potrà avere un colloquio con la moglie e la figlia sedicenne.
«Indubbiamente - ha riferito Baccioli - sente il problema della moglie e della figlia, anche se non drammaticamente. Ha fatto una scelta...».
Baccioli ha criticato le limitazioni imposte al suo cliente, che ha trovato bene, «malgrado il trattamento carcerario abbastanza anomalo». Il legale grossetano ha poi definito «fantomatico e irrituale» il provvedimento di fermo disposto dalla procura di Roma, convalidato ieri mattina dal gip Crivelli.

Carlo Bartoli