Il tabacco fa male, l'Europa vuol tagliare i fondi
VOGHERA. Il tabacco fa male. Fa male a fumarlo, ma rischia di far male anche a coltivarlo. L'allarme arriva da Bruxelles, dove l'Unione europea sta meditando il taglio delle sovvenzioni destinate ai coltivatori di Tabacco, e pioma sulla fascia del Po. Ghiaie di Corana, Corana, Cornale; lungo il Grande Fiume, e anche sulla sponda lomellina del Po, il tabacco resta una realtà agricola importante. Non certo come alla metà degli anni Novanta quando ogni anno si producevano 10mila quintali di foglie di tabacco, ma pur sempre una realtà economica da 2mila quintali di tabacco l'anno: 500mila euro.
Cosa succederà se a Bruxelles, tra i paesi membri dell'Unione, passerà la scuola di pensiero nordeuropea che vuole il taglio delle sovvenzioni ai produttori di tabacco? Succederà che nella fascia di pianura dell'Oltrepo un'alra produzione agricola tradizionale dovrà essere abbandonata: d'accordo i produttori, d'accordo le associazioni di categoria. «Il problema del tabacco - spiega il direttore dell'Unione agricoltori Luciano Nieto - è che si tratta di una coltivazione ad altissimo valore aggiunto. Per il prodotto tipico della provincia di Pavia, la varietà Burley, le foglie devono essere raccolte a mano e l'essicazionedeve essere avviata con procedimenti manuali. Tecniche molto costose per la manodopera, ma che danno un prodotto di qualità. Il prezzo di mercato non basta a coprire le spese: è facile comprendere come tagliando le sovvenzioni che fino ad oggi si aggiungono al prezzo di mercato si uccide di fatto la produzione di tabacco in provincia di Pavia cosi come in tutte le regioni italiane che in questa produzione hanno un punto di eccellenza». Il taglio, ancora in discussione nell'ambito della nuova Ocm tabacco, coinvolgerebbe almeno 25 aziende lungo la fascia fluviale del Po, tra Cornale e Pancarana: decine di ettari coltivati essenzialmente da aziende a conduzione familiare che hanno prodotto lo scorso anno circa 2mila quintali di foglie di tabacco. Abbandonando questo titpo di produzione, se dovesse diventare poco remunerativo, quanti posti di lavoro si perderebbero? «Proprio per il tipo di aziende coinvolte è difficole fare un calcolo preciso - risponde Nieto -. Va sottolineato, comunque, che la produzione di tabacco richiede una grande quantità di lavoro manuale: abbatterla significherebbe creari grabdi problemi occupazionali».
La sopravvivenza delle coltivazioni di tabacco, quindi, dipende in gran parte dalle sovvenzioni comunitarie: produrre tabacco costa molto e le aziende di trasformazione non pagano il prodotto grezzo abbastanza da consentire agli agricoltori di coprire le spese. Ma quali sono i numeri del business del tabacco? «L'anno scorso il prodotto grezzo ha reso circa 250 euro al quintale - spiega Paolo Centenearo di Coldiretti -. Circa 50 euro sono il cosiddetto valore di mercato pagato dalle aziende di trasformazione agli agricoltori. Il restante sono le sovvenzioni comunitarie: parte attribuite come quota fissa, parte come variabili in funzione della qualità del prodotto». (s. ro.)