Finanziaria, il governo va sotto due volte


ROMA.«Pronti a mettere la fiducia», dice Berlusconi. «Attenti, può essere molto pericoloso», risponde Alleanza nazionale. Anche l'Udc perplessa. Caos totale intorno al superdecreto fiscale, la Finanziaria Bis. Con un voto a sorpresa dove la maggioranza si spacca, va sotto e viene cancellato, per ora, il contestatissimo «silenzio-assenso» sulla vendita dei beni culturali. Più tardi, come vedremo, toccherà al condono edilizio pagare dazio.
Il tutto ruota attorno alla questione della fiducia, cioè della tenuta della maggioranza. La sintesi della giornata in due dichiarazioni distanziate l'una dall'altra di poco meno di due ore. 18 e 17: «Il governo è pronto a mettere la fiducia sul maxidecreto», dice il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. 19 e 57: «Porre la fiducia per superare questioni reali su cui la maggioranza non ha ancora trovato un punto d'intesa può essere molto pericoloso», replica Mario Landolfi per An, ovvero Gianfranco Fini, vicepresidente del consiglio.
La conferma che la questione è caldissima arriva poco dopo le 22: governo e maggioranza vengono nuovamente battuti su un emendamento di An al condono edilizio, contenuto nel decretone che accompagna la Finanziaria. La modifica, proposta da Giuseppe Specchia, è di quelle pesanti perchè cancella le parole «per singola richiesta di titolo abitativo» dal comma 35 dell'articolo 32. In questo modo, il limite di 750 metri cubi fissato per il condono viene riferito all'intera opera abusiva e non alle singole unità abitative da cui la stessa è composta. Sull'emendamento avevano espresso parere contrario sia l'esecutivo sia il relatore. La seduta della commissione è stata mente sospesa per consentire al governo di valutare l'impatto economico del provvedimento.
La giornata è trascorsa in un susseguirsi frenetico di vertici, sospensioni della discussione in commissione, accantonamento di articoli ed emendamenti che scavano, ora dopo ora, solchi profondi fra maggioranza e governo, anzi, per essere più precisi, fra maggioranza e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
Trovato il bersaglio si riesce a ricostruire all'indietro quanto sta accadendo, tema per tema. Tre le questioni cardine su cui i patti fra An, Udc, Lega e Forza Italia scricchiolano: vendita dei beni culturali, privatizzazione della Cassa depositi e prestiti, allungamento delle concessioni in ambito dell'energia. A corredo, le questioni che riguardano il condono edilizio, la vendita degli immobili della Difesa, l'amianto.
Sulla Cassa depositi e prestiti la partita è chiara da tempo. Tremonti e il governo sono per un controllo affidato al Tesoro e non alla Banca d'Italia. «Perché la Cassa depositi e prestiti non sarà una banca ordinaria», dice il sottosegretario Maria Teresa Armosino. Su un fronte opposto Udc e An che, invece, vogliono sottrarre al controllo di Tremonti la Cassa e riportarlo sotto quello di Antonio Fazio, ovvero Banca d'Italia. Vertici e sospensioni non servono a trovare un'intesa. «Quella in discussione - dice Armosino - è una proposta del governo, e non di Tremonti. Firmata dal presidente del consiglio e da 11 ministri». Non basta. «Abbiamo notificato che ci sono dissensi», spiega il capogruppo di An al Senato, Domenico Nania. Tutto è rimandato all'aula dove il superdecreto approda stamani.
L'opposizione osserva il caos della maggioranza pronta al contropiede. Il primo gol arriva nel primo pomeriggio: emendamento Tarolli, («modificato in peggio», commenta l'Ulivo), sul silenzio-assenso. Si vota un subemendamento che lo cancella, presentato da Ds e Verdi. Passa per il voto di un paio di leghisti. Risultato: si torna al testo del governo, senza il silenzio-assenso. Cosi una parte della maggioranza può dire che il governo non è stato battuto. Chi ha perso allora? Lui, il ministro Giulio Tremonti, mandante, per stessa ammissione di Tarolli, relatore del superdecreto, dell'emendamento.

Alessandro Cecioni