Profughi politici, non clandestini da respingere
ROMA.Non immigrati clandestini da rimpatriare, ma profughi cui concedere asilo politico. È netta la richiesta della comunità somala italiana alle autorità di governo.
La gente che costantemente tenta la fuga dalla Somalia verso l'Europa, ribadiscono i rappresentanti della Federazione delle comunità sparse nella penisola, non cerca l'Eldoardo. Fugge, spesso a prezzo della stessa vita, perché cerca protezione da una guerra civile che insanguina il paese africano ormai da 13 anni. Si tratta di uomini, donne e bambini che scappano da un terra dimenticata dove regnano povertà e anarchia o dove a dettare legge sono i signori della guerra mai estirpati. Sono dunque persone che non possono essere trattate da senza permesso, espulse e rispedite a Modagisco, affermano ancora le associazioni bilaterali, come invece vorrebbe la legge Bossi Fini sul contrasto all'immigrazione clandestina.
A causa dei conflitti che si sono accavallati, dicono i dati, dal 1991 a oggi sono morte circa un milione di persone (il 12 per cento della popolazione somala) mentre un'altro milione e mezzo (21 per cento) vive da esule nei cinque continenti.
Quanto basta perché sia concesso loro lo status di rifugiato politico, dicono i portavoce del Forum Italia Somalia davanti al ripetersi della tragedia umana. «Da dieci anni a questa parte - aggiungono - tutti i governi che si sono succeduti sono stati colpiti da una gravissima forma di sonno della memoria che ha portato all'abbandono di qualsiasi inziativa per risanare il Corno d'Africa». Sui tavoli diplomatici, denunciano le associazioni ma anche l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, non c'è ombra di negoziati di pace per la Somalia. Non s'è visto uno straccio di piano né Italia né in Europa né altrove, mentre proprio l'Italia è il paese che all'interno dell'Unione non riesce a mettere a punto una politica chiara ed omogenea sul diritto d'asilo. Una politica, hanno puntualizzato in più occasioni i vertici dell'apposita agenzia delle Nazioni Unite, che dovrebbe fondarsi anche su una stretta cooperazione con i cosiddetti paesi di primo asilo, vale a dire quelli che confinano con le regioni di crisi e che spesso ospitano migliaia di profughi in campi malsani e privi di qualunque sicurezza.
Alle ennesime, «ipocrite dichiarazioni di cordoglio», dice basta anche l'Arci che ricorda come la Bossi-Fini abbia prodotto «la peggiore normativa europea in materia di immigrazione». Le grandi migrazioni cui assistiamo, commenta l'Arci, «sono il frutto delle profonde ingiustizie che dividono il mondo in due e per risolvere le quali serve un'inversione di rotta: non misure legislative razziste e discriminatorie, ma frontiere aperte, diritti per tutti e politiche ispirate al rispetto della dignità umana». (n.a.)