I cinquant'anni della delegazione Voghera-Oltrepo

VOGHERA.La delegazione Voghera-Oltrepo dell'Accademia italiana della Cucina ha voluto dedicare la conviviale ecumenica del Cinquantenario (l'associazione è stata fondata nel 1953) ai prodotti della tradizione. Cosi un folto gruppo si è ritrovato al ristorante Prato Gaio, in valle Versa. Lo chef Giorgio Liberti ha preparato un menù con prodotti tradizionali ma con ricette innovative e rivisitate.
Cosi il classico baccalà è stato marinato e servito con purea di ceci, mentre la crema di zucca è stata presentata con freguglie di aringa.
A introdurre e condurre la serata è stato Umberto Guarnaschelli, delegato dell'Accademia italiana della cucina per Voghera e Oltrepo.
L'Accademia è stata recentemente riconosciuta con un decreto del ministero dei Beni culturali come istituzione culturale. «E' un riconoscimento importante - spiega Umberto Guarnaschelli - che conferma l'ambito diverso e di livello superiore rispetto ad altre associazioni che si dedicano all'alimentazione umana o alle produzioni di alimentari con finalità diverse rispetto alle nostre».
Nell'introdurre la serata Guarnaschelli ha voluto ricordare i numeri dell'associazione: 173 delegazioni in Italia, 55 all'estero e 6.105 accademici in tutto il mondo.
«Quando, il 29 luglio del 1953 Orio Vergani creò il nostro straordinario sodalizio con lo scopo di salvare la tradizione gastronomica italiana lo volle chiamare Accademia italiana della cucina e non Accademia della cucina italiana in quanto fermamente convinto che una cucina unitaria e nazionale non potesse esistere nella nostra penisola», ha sottolineato Guarnaschelli.
In una società globalizzata le insidie per gourmet e appassionati della buona cucina sono molte. «Le mode e i media tentano di imporci abitudini gastronomiche che non ci riguardano che non sono nostre, che non fanno parte della nostra tradizione - ha rilevato Umberto Guarnaschelli -. La stagionalità non esiste, una miriade di cucine etniche (da noi imperversano, per fortuna o disgraziatamente, solo i cibi cinesi) influenzano il gusto e, soprattutto i ragazzi sono influenzati dalla pubblicità e da grandi non saranno più in grado di apprezzare un piatto cucinato a dovere».
La missione dell'Accademia italiana della cucina va avanti. Dopo cinquant'anni le ragioni del fondatore sono ancora più valide. (c.e.g.)