Il «chi è» degli stranieri: greci e dominicani sono in testa

PAVIA. Nella città di Pavia si riconferma la comunità greca come la più numerosa, seguita a breve distanza dalla Repubblica Dominicana. Sono questi alcuni dei dati che si possono scoprire dall'analisi dei dati anagrafici forniti ieri dall'amministrazione comunale. Si tratta dell'estrazione della «popolazione residente alla data del 31 dicembre 2002». In totale sono presenti 2.643 stranieri.
In pratica, gli stranieri sono provenienti da tutto il mondo, di cui ben 308 di età compresa tra gli 0 e i 14 anni e circa il 40 per cento di età inferiore ai 30 anni. Per quanto riguarda le popolazioni più rappresentate, in testa - come detto - c'è la comunità greca (peraltro molto ben integrata, con 322 unità), seguita dalla Repubblica Dominicana (234), dall'Albania (208), la Tunisia (124), la Romania (115), il Camenun (105), il Marocco (99), la Cina (98), l'Iran (78), il Perù (69) e la Francia (68).
Tra le presenze minime, invece, si possono segnalare i comunque significativi 2 rappresentanti del piccolo stato del Lussemburgo, i 2 bielorussi e i 2 lituani. Dicevamo che buona parte del mondo è rappresentata a Pavia, e questo anche grazie agli scambi culturali, sempre attivi, e alla presenza di due istituzioni di rilievo internazionale come il Policlinico San Matteo e l'Università degli Studi.
Dunque, troviamo 1 abitante del Burundi, 15 del Congo, 1 keniano, un cittadino della Nabibia, 2 canadesi, 2 boliviani, ben 32 cubani, 1 haitiano, ma solo 21 statunitensi. Ci sono poi 12 coreani del Sud, 6 giapponesi, tantissimi filippini (44), 23 indiani, 46 giordani, 8 iracheni, 40 israeliani, 41 libanesi, 3 palestinesi, 8 siriani, 43 cittadini dello Sri Lanka, 7 thainlandesi, 4 australiani, 1 neozelandese e, curiosità, un apolide. Per quanto riguarda le età, val la pena segnalare la presenza di un solo ultranovantacinquenne, di nazionalità elvetica. Non c'è dubbio che sia positivo il fatto che tante nazionalità siano rappresentate a Pavia, tant'è che l'amministrazione comunale, nei vari servizi (come mense e scuole), ha fatto di tutto per favorire l'inserimento dei bambini e perché siano rispettate, quanto possibile, le loro tradizioni. (f. ma.)