Europa in stallo costituzionale


BRUXELLES.E' sembrato più un dialogo tra sordi che un Vertice quello che si è svolto ieri a Bruxelles tra i capi di stato e di governo dei Quindici e dei dieci paesi che aderiranno all'Unione europea l'anno prossimo. La riunione, la seconda della Conferenza intergovernativa che deve mettere a punto la futura costituzione europea, si è risolta sostanzialmente con un nulla di fatto, arenandosi nelle solite contrapposizioni. Anche se pubblicamente sia il presidente della Commissione Prodi che il presidente di turno Ue Berlusconi si sono detti fiduciosi in un accordo entro l'anno. L'Italia, ha detto il nostro premier, presenterà in un vertice straordinario convocato per novembre una proposta complessiva di mediazione. Le posizioni ieri sono rimaste le stesse. Da una parte i sei paesi fondatori dell'Unione europea con la Gran Bretagna, che difendono il testo varato dalla Convenzione di Valery Giscard d'Estaing, e dall'altra la Spagna, la Polonia e la Commissione di Romano Prodi seguita dai paesi più piccoli. Anche la materia del contendere è rimasta la stessa. Il numero dei commissari che dovranno comporre il futuro esecutivo dell'Ue allargata, uno per paese secondo la Commissione e i paesi più piccoli, solo 15 con diritto di voto per gli altri, e il sistema di voto basato su una maggioranza di paesi che rappresentino almeno il 60% della popolazione comunitaria. Al termine del primo giorno del Vertice, nella veste di presidente di turno del Consiglio europeo, Silvio Berlusconi ha spiegato la tattica italiana per superare le divergenze. «Ci siamo lasciati - ha detto - per ritrovarci in incontri bilaterali e in vista di una nostra proposta globale» che metta tutti d'accordo. Il premier, pur di giungere ad un'intesa, ha anche minacciato di trasformare il Vertice che a dicembre dovrebbe varare la Costituzione europea «in un conclave, come accade nella tradizione romana». «Da li non si esce - ha detto - fino a che non c'è un accordo». «Il dibattito non ha portato a nessuna conclusione - ha osservato Prodi seduto accanto a Berlusconi nella conferenza stampa finale - si sono fatti però passi avanti per capire le differenti posizioni». Meno benevoli sono stati i primi ministri lussemburghese Jean Claude Junker e svedese Goran Persson che hanno parlato di inerzia della presidenza italiana. «È stato un vertice senza valore aggiunto» ha detto il lussemburghese.
Il Vertice ha anche discusso dell'iniziativa per rilanciare la crescita economica dell'Europa proposta dalla Commissione che appoggia maggiori investimenti per la ricerca e la realizzazione di una vasta rete di comunicazione. Tra i progetti che riguardano l'Italia, sembra che sia per ora stato scartato quello della costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Sui fondi immediatamente a disposizione per l'operazione, cinque miliardi di euro, c'è stato un battibecco tra Berlusconi e Prodi. Un altro soggetto affrontato dai Quindici è stato quello dell'immigrazione clandestina e Berlusconi ha dato il suo appoggio per «un'agenzia ad hoc che si occupi del controllo delle frontiere». I capi di stato e di governo dei 15 hanno anche ufficialmente nominato il francese Jean Claude Trichet alla testa della Banca centrale europea.

Alfredo Betti