«Droga, guerra infinita»

VIGEVANO.Nell'ufficio stracolmo di faldoni e fascicoli, al terzo piano della procura di piazza Lavezzari, c'è ora il vuoto del dopo-trasloco. Da ieri il sostituto procuratore Piero Basilone è in servizio a Milano. Farà parte del pool coordinato dal dottor Francesco Dettori e si occuperà di reati ambientali, un settore che lo ha visto impegnato anche a Vigevano. Ma i sette anni trascorsi nell'ufficio diretto dal procuratore Carmen Manfredda sono stati un 'esperienza a tutto campo che permette di tracciare un quadro completo dell'attività investigativa e giurisdizionale nel territorio di competenza della procura cittadina.
Quali sono, secondo la sua esperienza, i fenomeni criminali più diffusi in Lomellina?
«Senz'altro quello dello spaccio di droga. Quest'anno la procura di Vigevano ha chiesto e ottenuto un centinaio di ordini di custodia cautelare per spaccio di stupefacenti: si vincono molte battaglie, ma la guerra è difficilissima da vincere».
Perchè?
«Forse le armi a disposizione sono inadeguate. Per esempio, non sono assolutamente certo che sarebbe inutile dichiarare l'illiceità penale anche dell'uso personale di droga. Parlo per esperienza, perchè alcuni indagati tossicodipendenti mi hanno confidato che il timore di una sanzione penale potrebbe essere un deterrente, anche sul piano psicologico. Forse la lotta alla droga sarebbe più efficace utilizzando tre armi: l'applicazione effettiva della pena, la punibilità dell'uso personale, la somministrazione pseudoterapeutica o comunque sottoposta a controllo».
I dati del Sert segnalano che si abbassa l'età media dei consumatori di droga.
«Per quanto riguarda hashish e marijuana, abbiamo affrontato casi che coinvolgevano ragazzi molto giovani. L'avvicinamento alle droghe leggere avviene attorno ai 15 anni. I punti di riferimento per lo spaccio sono i gruppi che si formano frequentando i locali pubblici o la scuola. I ragazzini vengono coinvolti nel giro dello spaccio con piccoli regali, poi, in alcuni casi, il coinvolgimento è sempre più pressante. Il salto allo spaccio di droghe pesanti avviene più avanti. I consumatori di cocaina sono persone adulte, con un lavoro stabile che assumono stupefacenti nel fine settimana».
Ma il suo nome è stato spesso legato anche ad inchieste su infortuni nei luoghi di lavoro o reati ambientali.
«In entrambi i settori abbiamo ottenuto risultati importanti. La sicurezza sul lavoro è molto migliorata e ora puntiamo sulla prevenzione con controlli di carattere amministrativo. Ho avuto la massima collaborazione dall'Uopsal (Unità operativa prevenzione e salute ambienti di lavoro) di Vigevano che ha operato con grande professionalità ed abbiamo creato un protocollo investigativo. Anche le Uopsal di Pavia e Voghera lo applicano, per cui, in caso di emergenza gli operatori Asl mettono subito in pratica le procedure d'intervento. E lo stesso protocollo sarà applicato alla procura di Milano, con adattamenti che tengono conto dei numeri di quel circondario. Passando ai reati ambientali, direi che la 'Lomellina terra di rifiuti abusivi" è un ricordo. Il fenomeno è stato bloccato: tutte le discariche sono state individuate e smaltiti i rifiuti a spese dei responsabili del reato. Le sanzioni per i reati ambientali sono molto basse perchè si tratta di contravvenzioni, ma per questo ho insistito sulla salvaguardia dell'ambiente e le bonifiche: concedo il dissequestro delle aree a condizione e dopo che i rifiuti vengono smaltiti».
L'inchiesta più impegnativa nei 7 anni vigevanesi?
«Quella sull'omicidio di Silvana Bazzoni (la donna massacrata di botte a Breme, ndr), poi l'inchiesta sul delitto La Perna e l'operazione anti-droga 'Simba". Per quest'ultimo caso, ricordo ancora i 15 giorni passati a letto per un'ernia del disco con il computer portatile per scrivere le 170 pagine della richiesta di misure cautelari».
E i processi più impegnativi?
«Il caso falsi-invalidi e la Sacic, anche per la bravura degli avvocati difensori».
Una persona o un episodio che l'ha colpito?
«Il pianto di una prostituta testimone in un processo e la sofferenza delle persone vittime di abusi».
E un episodio che preferirebbe dimenticare?
«L'odio manifestato nei miei confronti da alcuni imputati. Uno ebbe una reazione particolarmente violenta durante un interrogatorio in carcere».
Cosa porterà nella valigia della sua esperienza vigevanese?
«Sul piano umano, il ricordo delle difficoltà di ambientamento nei primi tempi, che poi hanno lasciato il posto alla scoperta di sentimenti di affetto, cordialità, educazione e rispetto. Professionalmente devo tutto a Vigevano. Prima, per sei anni, sono stato commissario di polizia e questo mi ha agevolato nella gestione delle indagini. Ma a Vigevano ho imparato tutto ciò che riguarda l'attività del pubblico ministero che è soprattutto ricerca, approfondimento e valutazione della prova. Porterò con me un bellissimo ricordo dei colleghi e dei collaboratori e soprattutto della dottoressa Manfredda, alla quale sono legato da amicizia sincera». (l.g.)