Israele, raid a Rafah Ancora deportazioni
TEL AVIV. Dopo appena 24 ore di tregua, l'esercito israeliano è di nuovo penetrato a Rafah per un'altra operazione «cerca e distruggi» che ha per obiettivo i tunnel usati per il contrabbando d'armi dall'Egitto, mentre è stata ordinata la ripresa delle deportazioni di miliziani palestinesi a Gaza.
Il ministro palestinese Saeb Erekat ha intanto annunciato che il nuovo governo d'emergenza del premier Abu Ala ha deciso di convocare per il giugno 2004 nei Territori elezioni presidenziali, legislative e amministrative.
Una quarantina tra carri armati e mezzi blindati israeliani, appoggiati da elicotteri da combattimento sono penetrati prima dell'alba nel campo profughi di Rafah. Nel fuoco di sbarramento sono rimasti feriti almeno quattro palestinesi, uno dei quali (20 anni), è grave. Israele ha dichiarato che l'operazione durerà «tutto il tempo necessario» per scoprire e distruggere «tutti i tunnel» sotterranei che collegherebbero Rafah all'Egitto. All'estremità opposta della Striscia di Gaza, 15 sospetti miliziani palestinesi sono stati invece trasferiti dalla Cisgiordania. «E' una flagrante violazione della Convenzione di Ginevra. Israele vuole sabotare gli sforzi di pacificazione», ha dichiarato il premier Abu Ala.