«Nessun allarme influenza»

MILANO. L'allarme che arriva dalla dalla Francia per una nuova forma influenzale denominata 'Australiana", non desta preoccupazione in Italia. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, lo ha detto ieri a Milano, alla presentazione di 'Medialearning", il nuovo sistema di informazione media a distanza.
«Niente di nuovo sotto il sole», ha detto il ministro, «ci sono due ceppi influenzali già indentificati, i soliti agenti ben conosciuti, di virulenza contenuta, e in farmacia c'è già il vaccino, consigliato alle persone a rischio, tutte quelle sopra i 65 anni e quelle in condizioni di salute precaria, escludendo però le vaccinazioni di massa per i bambini».
Per il ministro tutto sarebbe sotto controllo e non ci sarebbero rischi particolari per l'arrivo dell''Australiana". Ma sull'osservazione fatta dal Movimento Consumatori, secondo il quale il vaccino in Francia costebbe la metà rispetto all'Italia, Sirchia ha detto che non ha ancora avuto modo di verifare questa segnalazione. «Comunque», ha detto, «credo che il prezzo del vaccino non è amministrato, ma viene liberamente fissato dalle imprese. E' noto», ha proseguito Sirchia, «che in Francia normalmente i medicinali costano meno perché i volumi d'affari sono molto più elevati in quanto vi è un consumo maggiore».
Ma ieri Sirchia non ha trattato solo l'argomento dell'infleuenza in arrivo, bensi anche di eutanasia. «La soppressione della vita non deve essere presa in considerazione da una società moderna», ha sottolineato, «perché apre la strada a conseguenze temibili e imprevedibili». Sirchia condanna l'eutanasia e non apre alcuno spiraglio. «L'eutanasia è giustamente oggetto di dibattito», ha detto, «ed è più che legittimo che se ne discuta, e soprattutto che si discuta della libertà di una persona di porre termine alle proprie sofferenze. Tuttavia, qui non è in gioco solo la libertà dell'individuo ma l'intero impianto della società, che prima di ammettere la possibilità che alcuni uomini decidano della vita di altri, deve ricordarsi della storia e stare molto attenta a ciò che decide. Capisco», ha concluso Sirchia, «che in alcuni momenti il dolore può essere anche peggiore della morte, e la disperazione di alcune persone è veramente toccante. Però credo che prima di pensare a una soppressione della vita umana, anche se invocata dall'interessato, una società debba chiedersi se ha fatto tutto quello che poteva per lenire il dolore del malato ed evitare la disperazione che invoca la morte».
Il ministro ha escluso anche la possibilità di staccare il tubo di alimentazione di pazienti terminali, definendo la proposta «uno dei modi subdoli per far passare l'eutanasia».