Poliziotto fa una strage «annunciata»


TORINO. Ha ucciso la moglie, poi il cognato, infine si è tolto la vita. «Un omicidio annunciato», accusa ora la famiglia di Irene e Maurizio Margherito, 42 e 32 anni, freddati alle due di notte di ieri dal marito di Irene, l'ispettore di polizia Giovanni Costantino, 44 anni. La famiglia si dice convinta che la strage poteva essere evitata se nei confronti dell'omicida fosse stato adottato il provvedimento che loro chiedevano da tempo: togliere all'uomo la pistola di ordinanza.
A un anno dalla strage consumatasi a Chieri (il muratore Mauro Antonello uccise a colpi di arma da fuoco l'ex moglie, la suocera, i cognati e tre vicini di casa) si rinnovano, ancora una volta da Torino, le polemiche sui controlli medici su chi detiene armi da fuoco. «Dieci giorni fa, quando mia sorella è andata al pronto soccorso per farsi medicare dopo avere ricevuto un pugno dal marito - accusa Maria Margherito - ho detto più volte ai suoi colleghi di intervenire. Non sospendetelo, ma toglietegli la pistola perché può fare del male. Loro mi hanno risposto che non potevano intervenire, ma secondo me non hanno voluto fare nulla». Diversa la versione della questura. I poliziotti avrebbero informato la donna che aveva la possibilità di sporgere denuncia, ma lei decise di non farlo. E, d'altronde, i colleghi, sconcertati e increduli, parlano dell'uomo come di una persona tranquilla, gentile e disponibile, per nulla incline a scatti di nervi.
Circa un anno fa, Francesco, 16 anni, uno dei due figli di Giovanni e Irene, raccontò al preside della sua scuola che il padre aveva minacciato la madre con la pistola durante una lite. A Costantino venne immediatamente ritirata la pistola. Sottoposto a visita dalla Cmo (Commissione medica ospedaliera dell'ospedale militare) gli vennero riscontrate "note d'ansia" e si decise la sospensione momentanea dal servizio. Era il dicembre del 2002. Tesserino e pistola gli vennero restituiti a febbraio, dopo un'ulteriore visita psichiatrica che ne decretò l'idoneità a tornare al lavoro. A maggio si stabili che l'ispettore avrebbe comunque dovuto sottoporsi a controlli ogni sei mesi. Il prossimo era fissato per novembre. Troppo tardi.
La situazione familiare del poliziotto è degenerata una decina di giorni fa quando Irene, esasperata dal rapporto burrascoso e dalle violenze subite, ha abbandonato il tetto coniugale a Val della Torre, il paese dove vivevano, per tornare dalla madre a Torino. Ne è nata una lite nel corso della quale Costantino ha colpito la moglie al volto, costringendola alle cure del pronto soccorso. Ieri notte, il dramma.
Il fratello Maurizio va a prendere in macchina Irene, che lavora come cameriera in una pizzeria a Venaria, nella prima cintura torinese. Sotto casa, in via Cincinnato, ad attenderli c'è Giovanni. Due pallottole a Irene, una al cognato. L'ultima per sé. L'uomo si è puntato l'arma alla tempia e l'ha fatta finita per sempre. Le ragioni del gesto sono in un biglietto indirizzato alla figlia ventiduenne trovato nella tasca dei suoi pantaloni: «Cara Emanuela, scusatemi per quello che ho fatto, ma amavo troppo la mamma e non sopportavo di dividermi da lei».
Sulla vicenda la procura di Torino ha avviato un'inchiesta, affidata al pubblico ministero Andrea Bascheri, per approfondire il motivo per cui l'ispettore sia stato riammesso al servizio dopo la sospensione cautelare di tre mesi che gli era stata inflitta tra fine 2002 e inizio 2003.

Paola Italiano