di Andrea Palombi
ROMA. «La mafia oggi non ha motivo di aver paura per responsabilità di Berlusconi». È stato Luciano Violante, lanciando queste parole pesanti come macigni, a scatenare ieri una nuova, violenta rissa politica. Inevitabile e immediata, è infatti arrivata un'ondata di reazioni indignate da parte di Forza Italia. «Una mascalzonata», ha accusato il ministro La Loggia, parole da considerarsi «alla stregua della delinquenza politica», gli ha fatto eco Sandro Bondi. La conferma che la sinistra punta ad eliminare «gli uomini chiave per via giudiziaria», ha assicurato la vicepresidente dei senatori forzisti Elisabetta Casellati.
In serata il Viminale ha sostenuto che la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata viene condotta dal governo «con crescente impegno ed innegabile efficacia». Ed ha fornito i dati secondo cui «il numero delle persone denunciate per mafia e crimine organzzato è cresciuto del 51,9% rispetto al 1998, del 12,7% rispetto al 1999, del 21,8% rispetto al 2000 e del 25% rispetto al 2001».
Ma in un momento in cui il centrodestra continua a dividersi sul voto agli immigrati, l'affondo del capogruppo Ds ha avuto anche l'effetto di ricompattare la Casa delle libertà. A difesa di Berlusconi interviene infatti fra i primi anche Marco Follini. Le accuse di Violante, sostiene il segretario dell'Udc, «non stanno né in cielo né in terra. Conosciamo bene le durezze della polemica politica. Ma in questo caso si è passato il segno». La sua accusa il capogruppo Ds (ed ex presidente della commissione antimafia e della Camera) l'ha lanciata in una intervista a Sky Tg24: «La mafia oggi non ha motivo di aver paura - ha infatti sostenuto - e non per responsabilità delle forze dell'ordine, ma per responsabilità del presidente del Consiglio». Il suo portavoce ha poi precisato che Violante ha aggiunto un «sopratutto», che rende meno aspra l'accusa. Comunque le sue sono state parole taglienti, proninciate in un programma dedicato alla memoria di Falcone e Borsellino.
Violante ha motivato la sua accusa con i continui attacchi ai giudici di Berlusconi. Ha ricordato ad esempio «l'espressione insultante» rivolta a tutta la magistratura: i giudici sono matti. E ha sottolineato come una espressione simile sia stata usata anche dal boss mafioso Luciano Liggio.
Durissime le repliche dal centrodestra. «Va bene la lotta politica, ma a tutto c'è un limite», protesta il leghista Roberto Calderoli, «solo un magistrato e per di più comunista può arrivare a simili enormità». Per La Loggia le dichiarazioni rilasciate «con cialtronesca leggerezza» da Violante sono «una vera e propria mascolzanata». Il deputato Udc Gianfranco Rotondi parla di «parole gravissime» che, se confermate, renderebbero necessario un «immediato dibattito in Parlamento». E il capogruppo al Senato di An, Domenico Nania, accusa Violante di puntare a dividere. Ed «è la divisione - accusa - che agevola i piani e i comportamenti mafiosi ovunque si manifestino».
Nel centrosinistra è il verde Paolo Cento ad appoggiare il capogruppo Ds sostenendo che negli ultimi due anni «la lotta alla mafia si è indebolita e non è più nelle priorità dell'agenda politica nazionale». Mentre Giuseppe Lumia (Ds) invita il centrodestra a scandalizzarsi per le parole di Berlusconi contro i magistrati. Antonio Di Pietro avverte invece che «le parole di Violante sono riduttive». La mafia, secondo l'ex pm, non ha infatti più bisogno di uccidere perché «trova terreno connivente in politica a 360 gradi». Cioè sia nella maggioranza che nell'opposizione.