Ci vogliono più insegnanti di sostegno
Abbiamo letto recentemente sulla Provincia pavese una lettera di Angelo Minetti ed una sua intervista. Egli proponeva con forza il problema del taglio al numero di insegnanti di sostegno all'Istituto Cossa di Pavia e sottolineava la scarsa attenzione verso il problema dell'integrazione degli alunni «diversamente abili» nella scuola.
Noi siamo preoccupati quanto lui e lo ringraziamo per aver sollevato pubblicamente la questione. Sappiamo che la situazione è molto varia da scuola a scuola per cui ci sono scuole dove gli alunni disabili sono emarginati, altre dove il livello di integrazione è accettabile ed altre dove gli alunni diversamente abili compiono percorsi efficaci, sono valorizzati e ci stanno bene.
Secondo noi è possibile per la scuola saper accogliere gli alunni disabili, avere un piano dell'offerta formativa in cui le diverse abilità sono riconosciute come risorsa, considerare l'alunno disabile come appartenente effettivamente alla classe, avere un'organizzazione didattica innovativa in cui l'integrazione degli alunni diversamente abili è occasione di sperimentazione e l'insegnante di sostegno è di effettivo aiuto alla classe.
Questa situazione è stata confermata anche da un autorevole esperto del Csa pavese, il prof. Pietro Ferrari, nella sua relazione al recente convegno su «Disabilità: ieri e oggi», organizzato dal Dipartimento di Clinica Neurologica e Psichiatrica dell'Età Evolutiva diretto dal prof. Giovanni Lanzi, il 18 settembre scorso.
Tutto questo però è assai difficile da praticare, nonostante la buona volontà, se le risorse umane sono carenti nel numero, se non hanno specializzazione, se cambiano continuamente di sede, se non migliora la modalità di determinazione del numero dei posti di sostegno.
La provincia di Pavia ha un alto numero di alunni disabili rispetto alla popolazione scolastica (2,8 per cento contro la media lombarda di 1,9 per cento) ed ha un alto rapporto di alunni disabili per ogni insegnante di sostegno (3,10 per cento contro una media lombarda di 2,14 per cento). E' necessario che l'Ufficio Scolastico Regionale trovi meccanismi di compensazione più efficaci e che venga aumentata la possibilità di specializzazione per i docenti. Ciò permetterebbe di migliorare il meccanismo di assegnazione delle cattedre di sostegno ed anche una maggiore tempestività nelle nomine ad inizio anno, utilizzando personale più preparato.
Il Gruppo Scuola di Anffas Pavia
Quella politica seria
con Luciano De Pascalis
Da quasi 10 anni chi sta amministrando, lo sta facendo senza «politica». Quella politica delle grandi scelte, delle grandi riforme, di uno sviluppo sostenibile e concreto. Quella politica del confronto, della discussione, delle proposte. In questi ultimi 10 anni, molteplici soggetti hanno amministrato, si sono alternati; schieramenti opposti hanno nella maggiore parte dei casi deciso di decidere o di non decidere. Ma di politiche, di idee politiche, persiste una quotidiana latitanza. E questo a cosa è dovuto?
Si è voluto svuotare la politica, svuotare gli strumenti della politica, ha prevalso la politica del personalismo a discapito della politica di una struttura. Lo si è fatto cambiando legge elettorale, aumentando il costo della politica rendendo uninominali i collegi, dove i candidati poi non sono scelti in elezioni «primarie», ma da quei pochi soggetti che oggi determinano le scelte delle segreterie di questo o di quel partito, o meglio di questa o quella lobby.
Elites hanno, a destra e a sinistra, estromesso la politica. E chi ha vissuto gli anni in cui Luciano De Pascalis sedeva nella segreteria provinciale del Partito socialista pavese, questo modo di far politica appare lontano secoli da quei confronti non solo all'interno della stessa organizzazione, partitica o sindacale, ma all'interno del dibattito politico con tutte le altre forze democratiche del tempo.
La politica rimaneva fulcro centrale in ogni atteggiamento, proposta, discussione che Luciano era solito affrontare nel suo vivere quotidiano. Fare politica usando la politica. Questo ha insegnato Luciano De Pascalis al socialismo pavese, alla politica pavese, italiana e internazionale, ai tanti compagni e amici che ancora lo ricordano e lo sentono al loro fianco.
Circolo culturale Paolo MoroSartirana Lomellina
Impariamo a pregare
recitando il Rosario
Come uomo di strada e normale, affezionato lettore di questo foglio, dico la mia idea sul Rosario. Esso non scaturisce dalla Bibbia, ma dalla tradizione cristiana interconnessa con il magistero della Chiesa.
Il cristiano deve vivere coerentemente con lo spirito del Vangelo la cui centralità è Gesù e non Maria. Egli può anche non credere alle apparizioni della Madonna e può anche pregare spontaneamente «con il cuore in mano». Può non accettare che le Ave Maria siano dieci ogni Padre Nostro ed eliminare le preghiererine correlate. Nessun confessore può recriminare l'anima del penitente il quale è giudicato in rapporto al comportamento, soprattutto con riguardo alle opere compiute con amore «in Cristo, per Cristo, con Cristo».
Detto questo, m'inchino a San Domenico che inventava il rosario, al papa che, esultando per la vittoria di Lepanto con i turchi (1571), esortava alla lunga preghiera mariana in argomento. M'inchino verso coloro che praticavano la forma di culto in argomento (Giovanni Bosco, Bartolo Longo, P. Pio, Madre Teresa di Calcutta). Accetto la valorizzazione che del Rosario fa questo santo pontefice.
Sauro RazzanoPavia