Imparare un lavoro dentro il carcere A Pavia in 10 studiano da aiuto cuoco

PAVIA.Dieci detenuti alla ricerca di uno sbocco professionale. Da lunedi torneranno a studiare per imparare un lavoro e sperare in un futuro come aiuto cuoco. Una scommessa che li vedrà impegnati in 600 ore, tra pratica in cucina e formazione e che li porterà ad avere in tasca una qualifica professionale. Ovvero un lasciapassare per l'inserimento lavorativo. Numerose le materie di studio: laboratorio di cucina, cultura scientifica, igiene, dietologia, merceologia, tecnica alberghiera, cultura civica, francese, gestione aziendale e tecniche di ricerca del lavoro. A promuovere il corso è il Cfp di Pavia che quest'anno realizzerà corsi in tutte e tre le case circondariali della nostra provincia. A Pavia oltre al corso di qualifica professionale per «aiuto cuoco» saranno avviati corsi di ortoflorivivaismo riservati a detenuti condannati a pene medie, cartonage e rilegatoria per i reclusi della terza sezione. A Vigevano dal gennaio 2004 partiranno corsi per «aiuto panificatore», mentre alle detenute recluse nell'alta sorveglianza, saranno proposte lezioni di decorazione su ceramica e sartoria. Nel carcere di Voghera infine si avvieranno corsi per aiuto cuoco, aiuto pasticcere, informatica avanzata. Il tutto per un investimento di 225 mila euro, reso possibile grazie ad un contributo regionale a disposizione della Provincia.
L'azione formativa più importante riguarda il corso di aiuto cuoco che da lunedi sarà attivato a Pavia. Ieri per presentare l'iniziativa la casa circondariale di Torre del Gallo ha ospitato una conferenza stampa alla quale hanno partecipato - oltre alla direttrice del carcere, Iolanda Vitale - anche l'assessore provinciale alla formazione professionale, Vittorio Poma; l'assessore comunale alla formazione professionale e pari opportunità, Madia Meriggi; il direttore del Cfp, Maria Assunta Cescon. «La casa circondariale - dice la direttrice Vitale - ha sempre ospitato al suo interno attività per i detenuti; quest'anno però si offre qualcosa di più. Agli allievi infatti non verrà rilasciato un semplice attestato di frequenza ma una qualifica professionale spendibile all'esterno». «La scelta di un corso per aiuto cuoco - spiega l'assessore Meriggi - è nata dopo una analisi della situazione economica locale. Si tratta dunque di una scelta mirata per facilitare l'inserimento nel mondo del lavoro di chi esce dal carcere».
Comune, Provincia e direzione della casa circondariale hanno scelto la strada della collaborazione per cercare le condizioni migliori a raggiungere l'obiettivo più difficile per chi trascorre un pezzo della sua vita dietro le sbarre. «La sfida non è facile e il percorso è complesso - sono le parole di Vittorio Poma -. Questo corso non è pensato per far passare del tempo ad una decina di reclusi, ma per offrire la speranza di un lavoro». Comune e Provincia hanno cosi stretto un'alleanza per impegnarsi a studiare la formula per un accompagnamento nel mondo del lavoro dei detenuti che, a fine corso avranno acquisito le competenze per lavorare come aiuto cuoco. Da sottolineare che i dieci iscritti al corso sono stati scelti tra reclusi prossimi all'uscita dal carcere per fine pena o per il raggiungimento di benefici come la semilibertà o l'ammissione al lavoro esterno.
«Il punto di forza che ha permesso l'avvio di questo corso - spiega Assunta Cescon, direttore Cfp - è la collaborazione con la direzione del carcere. Ci poniamo come ponte tra il carcere e la realtà esterna. Il mio sogno? Una sfida ai fornelli tra i detenuti e gli adolescenti che stanno frequentando da noi lo stesso tipo di corso».
Raffaella Costa