«Questo governo cadrà a gennaio»


ROMA. Altro che minimizzare. Per Publio Fiori, vicepresidente della Camera e membro dell'esecutivo di An, i franchi tiratori sulla legge Gasparri hanno suonato il gong che ha aperto di fatto una partita ben più impegnativa per la maggioranza. Contrasti anche più forti, assicura, si riproporranno ora sulla finanziaria, e l'obiettivo dei tanti scontenti e delusi resta sempre il chiarimento di gennaio.
L'appuntamento che per Fiori segnerà anche la fine di questo governo.
- Andiamo con ordine. Da dove nascono i franchi tiratori?
«C'è un malessere che ha origini diverse in ognuno dei singoli partiti della maggioranza. E c'è poi un malessere comune. Nasce dal fatto che quando i parlamentari tornano nei propri collegi sentono che nell'elettorato c'è una delusione per questi due anni e mezzo di governo. La gente non ha visto realizzato il sogno berlusconiano: il mercato come fatto ideologico e momento salvifico che risolve tutti i problemi non s'è realizzato. Non c'è la riduzione delle tasse, e invece arriva la riforma delle pensioni. Certo c'è la situazione internazionale sfavorevole, ma insomma la gente dice: 'questo ci avevate promesso e questo non c'è".
- Un esempio di cosa non va nella politica della maggioranza?
«Prendiamo la giustizia. Abbiamo approvato una serie di leggi che tutelano interessi determinati e non riusciamo a fare le grandi riforme, ad esempio quella per abbreviare i tempi della giustizia civile. Facciamo la legge Cirami, il lodo Schifani, ma non la legge capace di dare giustizia agli italiani».
- Dunque c'è bisogno di un cambio di rotta?
«Si. Perché dopo Fiuggi molti avevano pensato che bastasse stare a fianco e a rimorchio di Berlusconi. E ora si sono accorti che non è cosi. Nell'ultima Fiuggi (dov'è nato il «correntone» di Matteoli, Urso, Alemanno e Storace, ndr) l'attacco a Bossi è stato solo una metafora. Troppo facile attaccare Bossi, non costa niente. Ma in realtà parlavano di Berlusconi, prendendosela anche un po' con Fini».
- Dunque che succede ora?
«Ormai la partita è iniziata. Non si concluderà adesso, ma a gennaio, e la vera partita politica, sia dentro che fuori An, si giocherà sulla futura strategia di governo. Fa male Berlusconi a sostenere che Fini 'non tiene i suoi". Un leader non dovrebbe umiliare i propri alleati. Lui invece un giorno punzecchia Casini, un altro punzecchia Fini. Dovrebbe invece essere lui a porre l'esigenza di una verifica politica, ma una verifica seria, non a casa sua, non al bar. E comunque le sortite non sono finite».
- In che senso scusi?
«Parlo di sortite senza franchi tiratori, alla luce del sole. Ad esempio sulla finanziaria. Le faccio un esempio: noi sicuramente presenteremo due emendamenti, il primo per reintrodurre gli incentivi finanziari per i dipendenti pubblici che decidono di restare al lavoro, il secondo per agganciare le pensioni alle retribuzioni».
- Sono due emendamenti che equivalgono a una dichiarazione di guerra a Tremonti.
«Anche il Papa ha detto che ci sono guerre buone e giuste, che vanno combattute».
- E quale può essere l'esito della verifica di gennaio?
Si farà un bilancio e un programam per il futuro. Io credo che si arriverà a un nuovo governo, un Berlusconi bis. Ridistribuendo anche gli incarichi ministeriali».
- Ma Berlusconi ha già detto che non ne vuol sentir parlare.
«E allora si adatterà ad andare alle europee con il nostro appoggio esterno. Ma è la Lega che non ci starà. Bossi non arriva alle europee con il fallimento della politica delle riforme, di cui lui è ministro. Finito il semestre porrà il problema della devolution, del senato federale ecc. Ma come passa tutta questa roba se non si chiarisce il quadro politico? Dia retta a me: o c'è un accordo globale per un Berlusconi bis, o un governo di minoranza».

Andrea Palombi