L'ex premier serbo Marjanovic: «Mai pagato tangenti a politici»
BELGRADO.Un viaggio inutile. Ne è convinto Mirko Marjanovic, ex premier serbo, primo ministro ai tempi di Slobodan Milosevic e amministratore del Fondo per la ricostruzione. Non un dinaro di quanto incassato nel 1997 dalla Stet italiana e dalla Ote greca per il 29 per cento di Telekom Serbia è stato distratto dall'obiettivo delle privatizzazioni. Tutto è finito al fondo per lo sviluppo, secondo gli impegni presi da Slobodan Milosevic, un anno prima, a Dayton in occasione degli accordi di pace per Sarajevo. Durante le trattative, ha spiegato Marjanovic, non c'erano politici e non c'era spazio per le malversazioni.
Siete venuti a perdere tempo? Risponde Michele Lauria, commissario della Margherita, l'unico che ha seguito Trantino. «Siamo venuti a sapere quanto già sapevamo», risponde. E cioè, al di là dei tentativi di Igor Marini di attribuire tangenti miliardarie a Romano Prodi, Piero Fassino e Lamberto Dini, che esisteva in interesse italiano verso Telekom Serbia già dal 1992. Un interesse «aziendale», maturato in Telecom e Stet alla ricerca come tutte le aziende europeee di telecomunicazioni di nuovi mercati. Il mercato dei Balcani era fra i più promettenti. Prima o poi la regione avrebbe trovato pace e stabilità e le sue ricchezze avrebbero aumentato il valore dei consumi.
«Abbiamo documenti del 1994, in pieno governo Berlusconi, che testimoniano questo interesse. In quella data Telecom paga una consulenza per svariate decine di milioni alla Pavia e Ansaldo per una consulenza sulle occasioni di sviluppo della telefonia nei Balcani», spiega Lauria dati alla mano. In quella data i serbi volevano 8 miliardi di marchi, nel 1997 si sono accontentati, si fa per dire, di un miliardo e mezzo di marchi. Anche sul prezzo si discute, qualcuno nella maggioranza lo ritiene gonfiato proprio per giustificare le tangenti.
I serbi hanno già indagato sulle presunte tangenti di Telekom Serbia e hanno già deciso che tutto era a posto. «Gli italiani - dice Marjanovic ai giornalisti subito dopo l'audizione - potevano chiedere gli atti al nostro Parlamento, li avrebbero avuti». La domanda sulla quale ha insistito Enzo Trantino è se alla trattativa per la vendita di un pezzo di Telekom Serbia agli italiani - un altro pezzo di azienda venne acquistato dai greci della Ote che saranno ascoltati a breve dalla commissione d'inchiesta - parteciparono i politici. «Come primo ministro non ho partecipato alla trattativa. Ho ricevuto la delegazione in modo protocollare», risponde Marjanovic. Gli italiani, insomma, li avrebbe visti per sole ragioni di rappresentanza. E per «ragioni protocollari» qualche volta avrebbe partecipato agli incontri l'ambasciatore italiano a Belgrado Boscone.
Sul nome di Boscone c'è polemica nella commissione. Nella sua audizione l'ambasciatore raccontò di aver inviato 14 telegrammi alla Farnesina per protestare di essere stato tagliato fuori dalla trattativa tra Stet e Telekom Serbia e per sottilineare le difficoltà dell'opposizione su un finanziamento, di fatto, del regime di Slobodan Milosevic.
Proprio su Milosevic c'è un'incertezza nella commissione d'inchiesta Telekom Serbia. Alcuni ritengono urgente l'audizione del leader serbo detenuto in Olanda a disposizione della Corte penale internazionale. Il presidente Enzo Trantino non intende per ora «sottoporre la commissione all'umiliazione dello sprezzante silenzio di Slobo». (l.v.)