Otto indagati per l'infortunio
VIGEVANO. Aveva solo 18 anni Stefano Cerutti, morto sul lavoro cadendo da una piattaforma a 12 metri d'altezza. Sul tragico infortunio fu avviata un'inchiesta che il sostituto procuratore Piero Basilone ha chiuso ipotizzando responsabilità a carico di otto persone.
Tra gli indagati figura anche un funzionario di vertice del ministero del Lavoro. Gli altri iscritti nel fascicolo sono il datore di lavoro, il progettista, il fabbricante, il venditore della piattaforma e tre tecnici dell'Ispesl (Istituto superiore di prevenzione e sicurezza sul lavoro). Tutti hanno ricevuto nei giorni scorsi l'avviso di chiusura dell'inchiesta, in cui la procura ha configurato il reato di omicidio colposo.
Stefano Cerutti, residente a Dorno, il 22 maggio 2000 era impegnato nei lavori di ristrutturazione di un condominio in viale Mazzini 30, affidati ad un nota impresa lomellina. L'operaio era su una piattaforma mobile all'altezza del quarto piano. Secondo la ricostruzione effettuata subito dopo l'episodio, lo sportellino della piattaforma si era aperto e Stefano era caduto nel vuoto. Un 'ambulanza della Croce Azzurra era giunta dal vicino ospedale, ma le lesioni riportate dal ragazzo erano gravissime. Stefano era morto durante il trasporto al Pronto soccorso.
Gli accertamenti condotti dagli ispettori dell'Unità operativa dell'Asl per la sicurezza sul lavoro hanno concentrato l'attenzione soprattutto sul funzionamento della piattaforma e dello sportellino, che si apriva verso l'esterno. Questa circostanza ha diretto le indagini anche sui processi di progettazione e fabbricazione della macchina portando ad ipotizzare responsabilità anche a carico dei vertici del ministero del Lavoro.
I macchinari devono infatti passare attraverso un iter di controlli ed autorizzazioni che fa capo agli uffici romani. E nel registro degli indagati è stato iscritto anche il direttore del ministero, che ha autorizzato la costruzione e la commercializzazione della piattaforma. Il 'si" ministeriale deve però essere preceduto da un parere dell'Ispesl. In questo caso i tre tecnici dell'istituto incaricati delle verifiche avevano certificato l'idoneità della piattaforma, quindi la procura ha ipotizzato responsabilità anche nei loro confronti. Naturalmente di questo tipo di piattaforma sono stati prodotti e commerciliazzti anche altri esemplari, ma ogni provvedimento riguardo l'utilizzo della macchina è di competenza del ministero del Lavoro.