Legge Gasparri a rischio dei franchi tiratori
ROMA. Rush finale, forse, per la legge Gasparri, oggi a alliesame della Camera. Il ministro ostenta sicurezza: la maggioranza, assicura, voterà compatta la sua riforma del sistema televisivo sul cui già pesa il pregiudizio di incostituzionalità rilanciato da molti giuristi, aggravato dall'avvertimento dei presidenti delle Autorità di garanzia convinti che non sia conforme alle norme Ue. L'approvazione del ddl potrà contare su una blindatura studiata per approvare a tappe forzate, al massimo in un paio di giorni, la legge che salverà Retequattro dal satellite e permetterrà alle aziende del premier di incrementare i profitti secondo le accuse di Ulivo, Fnsi e Fieg.
Ma la «Gasparri» dovrà fare i conti non solo con l'opposizione che sarà presente a ranghi completi, ma con i fortissimi malumori di gran parte della maggioranza. Un terzo degli emendamenti di Ulivo e Rifondazione sarà votato a scrutinio segreto e i franchi tiratori potrebbero tornare in azione tra i banchi della Lega, dell'Udc e soprattutto di An. E c'è persino chi nella maggioranza se lo augura: nessuno è in grado di assicurare che Ciampi firmerà il ddl. Dunque una nuova lettura potrebbe evitare alla maggioranza lo scacco del rinvio.
Si moltiplicano intanto iniziative e appelli al Parlamento per bloccare una legge illiberale che restringerà ulteriormente gli spazi del pluralismo. Oggi, mentre i deputati saranno impegnati nel tour de force delle votazioni, il Comitato per la libertà e il diritto all'informazione manifesterà davanti a Montecitorio. La Federazione della Stampa ha presentato insieme a una cinquantina di associazioni una petizione a Bruxelles sottolineando che la legge Gasparri non risponde alle normative europee in materia di concentrazione dei media e delle risorse e in materia di distibuzone delle frequenze. Secondo Franco Siddi, presidente della Fnsi, reduce da un incontro con il presidente della Commissione Cultura dell'Europarlamento, Michel Rocard «l'eventuale approvazione della legge determinerebbe contrasti forti anche con la Carta dei diritti fondamentali della Ue e con la futura Commissione europea». (m.b.)