Adolescente americano-palestinese liberato dopo nove mesi in carcere: lacrime e abbracci in famiglia

Video Un adolescente palestinese-americano che ha trascorso nove mesi in detenzione israeliana senza essere formalmente accusato è stato rilasciato. Mohammed Ibrahim aveva 15 anni quando è stato arrestato a febbraio nella Cisgiordania occupata da Israele, dove si trovava in vacanza dalla Florida, con l’accusa di aver lanciato pietre contro coloni ebrei, un’accusa che aveva già negato in passato. Il video mostra il momento in cui Mohammed Ibrahim, il sedicenne palestinese-americano detenuto per nove mesi senza accuse, viene finalmente liberato. Si vede il ragazzo pallido e visibilmente debilitato mentre esce dal centro di detenzione, circondato dalla famiglia che lo riabbraccia in lacrime. Il Dipartimento di Stato Usa ha dichiarato di accogliere con favore la notizia del rilascio di Mohammed. All’inizio della settimana, il padre di Mohammed, Zahar Ibrahim, aveva detto alla Bbc di essere frustrato dal fatto che il governo statunitense non stesse facendo di più per far uscire suo figlio dal carcere. Ventisette parlamentari Usa avevano firmato una lettera indirizzata al Dipartimento di Stato e al presidente Donald Trump, chiedendo maggiori sforzi per ottenerne il rilascio. Il signor Ibrahim, padre di quattro figli è proprietario di una gelateria in Florida. Zahar Ibrahim non vedeva né sentiva Mohammed da febbraio e veniva a conoscenza di ciò che gli accadeva in detenzione soltanto attraverso i documenti del tribunale. Mohammed era detenuto senza accusa nel carcere di Ofer, in Cisgiordania. Secondo il Servizio carcerario israeliano, nelle prigioni israeliane sono detenuti circa 350 minori palestinesi per ragioni di sicurezza. Molti non sono mai stati formalmente incriminati e, secondo gruppi per i diritti umani e le Nazioni Unite, alcuni hanno subito abusi e torture. Dopo il rilascio di Mohammed, il signor Kadur ha aggiunto che la famiglia continuerà a battersi anche per ottenere giustizia per il cugino Sayfollah Musallet, un cittadino statunitense di 20 anni che, secondo il ministero della Salute palestinese, sarebbe stato picchiato a morte da coloni israeliani durante uno scontro avvenuto a luglio. Mohammed e Sayfollah lavoravano insieme nella gelateria di famiglia a Tampa, in Florida. Nessuno è stato incriminato per l’uccisione di Sayfollah.

corteo pro palestina applauso giovani amsterdam

Video L'applauso "ai giovani di Amsterdam" durante il corteo pro Palestina a Milano   Durante il corteo pro Palestina di sabato a Milano si è levato un applauso "ai giovani di Amsterdam", ossia alle persone che giovedì sera nella capitale olandese hanno aggredito gli ultras della squadra di calcio israeliana del Maccabi Tel Aviv dopo la partita di Europa League contro l'Ajax. L'applauso - non unanime e accompagnato da qualche fischio - era stato sollecitato da uno degli organizzatori del corteo: Mohammad Hannoun, già sanzionato dal Dipartimento di Stato Usa perché ritenuto un finanziatore di Hamas. Durante la manifestazione è stata esposta anche una foto di Yahya Sinwar, il leader di Hamas ucciso da Israele a Gaza a ottobre.

Prigozhin chiude la fabbrica dei troll di Pietroburgo e licenzia il suo impero dei media. Parla l’impiegato numero uno, il direttore di Ria Fan Zubarev: la troll factory esisteva dal 2009

Sciolta la holding dei media Patriot di cui faceva parte anche la fabbrica di fake news celebre per aver aiutato l’elezione di Trump e varie altre operazioni d’interferenza in occidente (e Italia). Per la troll factory il capo di Wagner fu messo in stato d’accusa dopo l’indagine del Fbi e Robert Mueller

JACOPO IACOBONI

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Alberto SimoniCORRISPONDENTE DA WASHINGTONQuando gli analisti e i diplomatici del Dipartimento di Stato Usa hanno notato le immagini dei bambini in un centro di accoglienza in Crimea che i social russi riportavano e che con grande enfasi l'ambasciata russa in Italia ha fatto sue nel profilo Twitter

L'Ucraina

mosca«Chiunque vi sia dietro, deve fermarsi immediatamente. State giocando con il fuoco!». Il messaggio di Rafael Grossi è chiaro e inequivocabile: bisogna mettere subito fine ai bombardamenti nella zona della centrale nucleare di Zaporizhzhia, dice il direttore generale dell'Agenzia internazionale