Moratti spacca il Pd

Donna Letizia sgradita al segretario Letta: «Non sosterremo un’ex ministra di Berlusconi». Franceschini e Guerini sono per coinvolgerla con le primarie, anche Sala e Gori possibilisti

Carlo Bertini

Manifestazione per la pace a Milano, Calenda contro il corteo di Roma: "Siamo in favore della guerra per difenderci"

Video Moltissime persone sono scese in piazza per partecipare alla manifestazione in sostegno del popolo ucraino, promossa dal Terzo Polo con Carlo Calenda e Matteo Renzi all’arco della Pace di Milano. Oltre alle associazioni degli ucraini in Italia e l’associazione dei giovani iraniani in Italia, vi è stata una adesione anche del senatore dem Pier Ferdinando Casini, l’economista Carlo Cottarelli, l’ex vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti, l’ex deputato e ora tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, ed esponenti dei Radicali e del terzo polo come Matteo Renzi, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini. Ma il colpo d’occhio più evidente dalla piazza è stata la totale assenza di bandiere arcobaleno, sostituite da cartelli e bandiere giallo blu con il motto nazionale “Slava Ukraini”.  “Forse Conte è un po’ confuso”, ha aggiunto il leader di Azione, Carlo Calenda, “questa è una piazza che non confonde la pace con l’annessione e l’oppressione. Una piazza che capisce il significato di pace per la libertà e pace come pacificazione di popoli oppressi. La parola pacificazione è stata utilizzata da tutti i dittatori ogni qual volta hanno fatto una guerra”. Di Edoardo Bianchi

le liste

il casoCarlo Bertini/ RomaTra i soddisfatti, i volti noti, ma nuovi alla politica, di Carlo Cottarelli e del virologo Andrea Crisanti. Tra i riconfermati anche Piero Fassino e Pierferdinando Casini, il primo eletto per la prima volta nel 1994 e il secondo da quarant'anni in Parlamento. Contento Stef

Senza Titolo

il retroscenaCarlo Bertini / RomaLa «notte dei lunghi coltelli». Così è sempre stata chiamata dai tempi dell'Ulivo e, malgrado Enrico Letta abbia provato a evitarlo anche stavolta nel «suo» Pd non è andata diversamente. Al punto che Dario Stefàno, presidente della commissione Ue del Senato, esce dal